damianobelli.it Rss https://www.damianobelli.it/ Damiano Belli - Amministratore delegato Ambienthesis S.p.A. it-it Thu, 30 Jul 2020 07:57:59 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli) damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli) Archivio https://www.damianobelli.it/vida/foto/sfondo.jpg damianobelli.it Rss https://www.damianobelli.it/ Discariche: imparare dal passato per un nuovo futuro https://www.damianobelli.it/post/468/1/discariche-imparare-dal-passato-per-un-nuovo-futuro

Mercoledì 1° luglio, grazie a Confindustria Cisambiente, ed Envi, si è svolto il primo incontro online della serie «I mercoledì dell’ambiente», nei quali ogni settimana viene trattato un argomento che riguarda la Green Economy e le nuove strategie per battere con sempre maggiore decisione la strada della circolarità e della sostenibilità.

In questo primo appuntamento ho avuto il piacere di essere invitato, come Amministratore Delegato di Ambienthesis S.p.A., per parlare di discariche, bonifiche ambientali e dialogare su questo tema con eminenti personalità impegnate nel settore: il Generale Giuseppe Vadalà (Alto Commissario per le Bonifiche delle Discariche Abusive), Fabrizio D’Epiro (direttore generale di DECO S.p.A.) e i senatori Paolo Arrigoni e Andrea Ferrazzi. L’incontro è stato moderato da Maurizio Bongioanni di Envi.info e introdotto da Lucia Leonessi, Direttore Generale di Confindustria Cisambiente, che ha fortemente promosso la nascita di questa iniziativa.

Perché proprio le discariche come primo tema per questo ciclo di approfondimenti sull’ambiente? Senz’altro perché, sebbene siano un argomento spinoso e non privo di pregiudizi, rivestono un ruolo significativo nel comprendere l’intero ciclo della gestione dei rifiuti oltre a rivestire un ruolo fondamentale per garantire coerenza con il perseguimento degli ambiziosi obiettivi europei.

Nell’economia lineare (take-make-use-dispose) la discarica è sempre stata concepita come il punto di arrivo naturale per il prodotto una volta giunto alla fine della sua vita, motivo per cui le discariche, intese in questo senso, sono diventate nell’immaginario collettivo il simbolo di tutto ciò che è “spreco”, “detrimento ambientale”, e così via. Sebbene ciò non possa apparire del tutto fuori luogo, limitarsi a una visione di questo tipo risulta non solo poco utile in termini di visione futura, ma anche superficiale e parziale, non tenendo minimamente conto della situazione di fatto.

Ad oggi la discarica non può essere ancora esclusa, poiché nonostante si cerchi in tutti i modi di riciclare il più possibile e di dare forza propulsiva, come è sacrosanto, alle famose “tre R” (Riduzione, Riuso, Riciclo), non siamo ancora in grado di non generare una certa quantità di materiale di scarto, seppur minimo, che deve trovare collocazione in discarica.

In questi ultimi anni è stato fatto senz’altro molto, come ha ricordato il Generale Vadalà, ripercorrendo la storia delle discariche in Italia: dal periodo di maggiore proliferazione, negli anni ’70/’80, dove purtoppo si abbinava allo scarico abusivo dei rifiuti, letteralmente gettati dalla cima delle colline nei greti dei fiumi senza alcuna accortezza, nessuna impermeabilizzazione finendo così per inquinare le falde acquifere e i terreni circostanti; alla gestione criminale dei RSU (rifiuti solidi urbani) che venivano illegalmente tombati. Gran parte delle discariche oggi indicate come da bonificare, tra l’altro, furono “autorizzate” legalmente senza che ci fossero però le condizioni affinché potessero essere gestite in modo sicuro e corretto (oppure, in alcuni casi, gestite in modo non coerente rispetto alle autorizzazioni ricevute). L’apertura apparentemente indiscriminata di questi siti non solo, quindi, ha portato a pensare ad essi come a qualcosa di totalmente sbagliato, ma anche a farci trovare nella situazione di dover pagare decine di milioni di euro di multa quando, nel 2014, con la seconda sentenza europea, sono state dichiarate fuori legge ben 200 discariche. Per fortuna, grazie all’importante lavoro dellaa Struttura del Generale Vadalà si sta portando a compimento il risanamento di questi siti .

C’è anche una faccia “moderna” dello scarico abusivo è il fenomeno dei roghi, dietro il quale molto spesso si cela la mano della criminalità, che ha interesse nel business dello smaltimento. Purtroppo come avverte il Generale Vadalà non è un luogo comune quello secondo cui sulle bonifiche, sulla messa in sicurezza e sullo smaltimento dei rifiuti si allunghi la presenza di un’ombra, di una zona grigia in mano alla criminalità, ma questo deve solo spingerci ancora di più ad individuare operatori qualificati attraverso anche rating di legalità che possano contribuire in modo serio alla realizzazione delle infrastrutture ecologiche del paese. E’ necessario iniziare a rivoluzionare il nostro modo di pensare: dobbiamo essere consapevoli che non si può ancora fare a meno delle discariche per la quota residuale dei rifiuti non recuperabilie quindi bisogna iniziare a pensare seriamente alla sua gestione non solo mentre è in attività e quindi mentre garantisce un profitto, ma anche e soprattutto una volta che il volume di conferimento è stato raggiunto: ossia quando la discarica inizia a dover essere gestita nella sua fase post-mortem.

Molte delle discariche a cui ha fatto riferimento il Generale, infatti, sono state realizzate da soggetti imprenditoriali che già in partenza avevano, probabilmente, un ambito temporale che non contemplava la valutazione del periodo di gestione post mortem. Questo deve insegnarci, per il futuro, un punto a mio avviso importante: se nel percorso di autorizzazione è di fondamentale importanza la valutazione tecnica, varrebbe però anche la pena prendere in considerazione altri parametri, quali la solidità e la capacità finanziarie del soggetto proponente proprio in vista della delicatissima e importantissima fase post-gestione.

Il soggetto imprenditoriale, dunque, oltre ad avere un necessario rating di legalità dovrebbe averne anche uno finanziario che sia in grado di garantire alla comunità una garanzia di gestione oltre il periodo di vita utile della discarica così da non gravare il rischio di far ricadere sulla comunità un onere passivo.

Esistono modalità di gestione corretta di impianti delicati come le discarica garantendo sia il soggetto pubblico sia il soggetto privato con l’introduzione di nuovi meccanismi quale, secondo la mia proposta, mutuando quanto applicato in altri paesi come la Gran Bretagna l’introduzione di un escrow fund in luogo delle attuali fidejussioni assicurative.

Il meccanismo è semplice. Il gestore versa fisicamente su un conto vincolato al solo utilizzo della gestione post mortem, e nel caso di inerzia del gestore della pubblica amministrazione, la quota di prezzo incassato afferente la gestione post mortem in luogo delle fedejussioni a copertura di tale garanzia rilasciate, in alcuni ma significativi casi, da soggetti che risultano insolventi al momento della potenziale escussione.

A volte le cose semplici funzionano.

Come necessaria appare una sburocratizzazione di molti processi, poiché le aziende hanno bisogno di tempi certi: un piano d’impresa si fa in un dato periodo e risponde alle richieste del mercato di quel periodo. Se ci sono tempi infiniti, se ci sono punti oscuri nella burocrazia quel business plan sarà invalidato.

Perciò, fermo restando che la politica sta recependo le norme europee con atteggiamento compatto e unito (sono già stati discussi e approvati all’unanimità i punti 166 e 167 su RAE – rifiuti elettronici – e veicoli fuori uso), quello che dovrebbe tenere come punto fermo per l’agire futuro è questo: più pragmatismo (non solo amministrativo ma reale!) e meno burocrazia. Un approccio di questo tipo, abbinato all’investimento nella tecnica e nella scienza, con la consapevolezza che l’innovazione è la chiave per l’ottimizzazione e il miglioramento della gestione dei rifiuti in ottica di sostenibilità, è quello corretto per dimostrare che l’Economia Circolare non è più considerata come un’opzione da poter o meno scegliere, ma la via maestra che tutti insieme dobbiamo percorrere.

Damiano Belli

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Thu, 30 Jul 2020 07:57:59 +0000 https://www.damianobelli.it/post/468/1/discariche-imparare-dal-passato-per-un-nuovo-futuro damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Ambienthesis a Hub Tecnologica Campania: a scuola di futuro https://www.damianobelli.it/post/467/1/ambienthesis-a-hub-tecnologica-campania-a-scuola-di-futuro

Ambienthesis parteciperà all’Hub Tecnologica Campania di Napoli e Bagnoli, evento tutto in digitale promosso dalla partnership interfieristica tra RemTech Expo ed EnergyMed nato lo scorso 10 dicembre dalle firme del Presidente di FerraraFiere Filippo Masini e del Direttore di Anea Michele Macaluso.

Con molto piacere, infatti, abbiamo avuto comunicazione che l’evento prenderà piede in una “Digital Edition”, e si svolgerà i prossimi 4 e 5 giugno attraverso l’impiego della piattaforma GoToMeeting, messa gentilmente a disposizione dal CNR-IRSA. Come si può leggere dal comunicato, poi, “il programma è stato rimodulato e reso ancora più inclusivo nelle diverse articolazioni che lo contraddistinguono, nella piena sinergia con il Comitato Scientifico e con gli enti patrocinanti, Ministero dell'Ambiente, Ispra, CNR, Commissario Straordinario per le Bonifiche”.

Durante l’evento, Ambienthesis Spa sarà chiamata a presentare il progetto per l’esecuzione di test pilota delle tecnologie di bonifica selezionate in fase di screening volte ad applicare un risanamento ambientale nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Bagnoli ed i risultati ottenuti.

Facendo un passo indietro, risaliamo le tappe che hanno portato alla realizzazione di questo progetto. Alla fine dello scorso gennaio hanno preso il via le operazioni di bonifica dell’area di Bagnoli, dopo un sopralluogo svolto dalle componenti politiche nelle persone di Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, il commissario straordinario del governo Francesco Floro Flores, Domenico Arcuri, ad di Invitalia, e Diego Civitillo, presidente della Municipalità di Bagnoli-Fuorigrotta. È stata in quell’occasione che il Ministro Provenzano ha annunciato, con 25 anni di ritardo, il via libera alle operazioni di ripristino di questo sito che si effettueranno attraverso la bonifica di terreni ed acque di falda contaminate da metalli pesanti, idrocarburi ed amianto eredità delle attività industriali svolte sul sito.

Come ha ben specificato il Ministro, l’obiettivo è che “i lavori vengano eseguiti con il minimo impatto per cittadini e il movimento suoli sia minimizzato, aiutando a prevenire anche eventuali problemi. Vogliamo aprire questo luogo alla cittadinanza. Coinvolgeremo la città nel concorso di idee, apriamo oggi i recinti e proviamo a restituire alla città quello che negli anni è stato sottratto".

Dopo aver rassicurato la cittadinanza, quindi, lo stesso Provenzano ha spiegato come “il primo obiettivo sia far partire le bonifiche e abbiamo tutti i fondi necessari”, ricordando anche come “con la nuova programmazione di risorse sulla transizione ecologica potranno arrivare altri fondi. Per tutto quello che verrà dopo c'è un clima di rispetto istituzionale e troveremo le soluzioni del caso, rispettando le leggi e coinvolgendo cittadini. Oggi, dopo decenni di attesa vediamo le ruspe e ora dobbiamo controllare i lavori che vengono portati avanti con tecniche di bonifica all'avanguardia con un rigoroso rispetto dei protocolli di legalità”..

Come anticipato, spetta a noi di Ambienthesis il compito di effettuare i “test pilota delle tecnologie di bonifica individuate nella fase di screening potenzialmente applicabili per il risanamento ambientale del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Bagnoli-Coroglio – Lotto 1 Test Off Site”.

Il percorso ha previsto un approccio scientifico ed industriale dapprima con l’esecuzione di test di laboratorio con metodiche individuate in fase preliminare in relazione alle contaminazioni dei terreni presenti nei diversi lotti da bonificare, per poi, escluse le modalità di trattamento che hanno dimostrato inefficacia durante i test, concentrarsi su prove industriali che fornissero le informazioni necessarie per individuare le corrette modalità di applicazione in campo delle tecnologie individuate definendone i parametri ottimali di processo

Il completamento delle attività sarà oggetto di comunicazione e condivisione con gli stakeholders territoriali unitamente ad Invitalia, committente dell’incarico.

Siamo orgogliosi, quindi, di avere a disposizione un importantissimo evento nazionale come la tre giorni di Hub Tecnologica Campania per presentare il nostro know how e tutta l’esperienza innovativa della nostra azienda, nonché per discutere su un approccio metodologico alla progettazione delle attività di bonifica spesso ignorato come la verifica dell’effettiva applicabilità di tecnologie preventivamente definita su basi teoriche durante la progettazione degli interventi

L’augurio è che il percorso individuato da Invitalia con la preventiva valutazione su scala semi-industriale delle tecnologie di bonifica sitospecifiche in un prossimo futuro sia da esempio anche per la progettazione di altre bonifiche a livello nazionale garantendo la possibilità di esecuzione di progetti che spesso non hanno trovato un’applicazione reale proprio per mancanza di esecuzione dei test preventivi non utilizzando al meglio i limitati fondi di finanza pubblica.

Unitamente al percorso scientifico dell’evento è importante sottolineare lo sforzo dell’organizzazione ad individuare una giornata dedicata all’ “incontro e al confronto con i cittadini e con gli studenti di alcune scuole presenti sul territorio e direttamente sulla terra dei fuochi”, un’occasione per spiegare quanto sia complessa e delicata la programmazione e l’esecuzione degli interventi di bonifica del territorio e soprattutto quali vantaggi, con il contributo di tutti gli stakeholders, si possano ottenere in relazione alla nuova fruibilità di aree contaminate nell’interesse di tutto il tessuto sociale ed economico[1].

Damiano Belli

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Mon, 1 Jun 2020 08:56:49 +0000 https://www.damianobelli.it/post/467/1/ambienthesis-a-hub-tecnologica-campania-a-scuola-di-futuro damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Ambienthesis porta l’innovazione al SiCon2020 https://www.damianobelli.it/post/465/1/ambienthesis-porta-l-innovazione-al-sicon2020

In occasione del Workshop SiCon Siti Contaminato 2020 il gruppo Ambienthesis[1] si è distinto con il suo progetto sperimentale di trattamento e bonifica delle falde attraverso l’uso del grafene.  La XI edizione della manifestazione, che si è svolta la scorsa settimana a Roma presso la Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale della Sapienza, ha visto la partecipazione di 200 eccellenze italiane impegnate nel settore del risanamento e della messa in sicurezza di siti contaminati.

È stata un’importante occasione per condividere casi studio e esperienze di interventi di risanamento e siti contaminati, portando anche all’attenzione del mondo scientifico le più rilevanti e recenti innovazioni del settore.

La partecipazione del gruppo al Workshop testimonia ancora una volta l’impegno dell’azienda nello sviluppo di nuove tecnologie a basso impatto ambientale, con particolare attenzione al trattamento di sostanze altamente inquinanti come i reflui oleosi prodotti dall’industria petrolifera, metalmeccanica e del carbone.

Il gruppo Ambhientesis ha avuto la possibilità di presentare due interventi:

  • “Soil Vapor Extraction su contaminazione organica profonda in contesto urbanizzato” a cura di Alessia Fossa
  • “Le sperimentazioni di bonifica tramite l’utilizzo del grafene su acque di falda” a cura di Fabiana Saraceno

In quest’ultimo intervento appunto sono stati illustrati nel dettaglio i risultati della ricerca per il trattamento di acque mediante l’utilizzo di grafene, fatta in collaborazione con Directa Plus S.p.A., uno dei principali produttori di grafene al mondo. Il grafene è un materiale con struttura bidimensionale, un foglio di carbonio dello spessore di un atomo. La sua scoperta è valsa il premio Nobel del 2010 e sta invadendo tutti i campi della tecnologia, dall'elettronica all'aeronautica, dalla medicina all'esplorazione spaziale.

Questo materiale estremamente versatile, per le sue le sue caratteristiche oleo assorbenti ha dato risultati positivi nelle sperimentazioni, sia nelle applicazioni di presidi oleo-assorbenti on site sia nell’applicazione off site nell’impianto sperimentale presso il sito produttivo di Orbassano (Torino). In questo sito ha sede la più grande piattaforma multifunzionale in Italia per il trattamento, lo smaltimento e il recupero di rifiuti liquidi e solidi pericolosi e non pericolosi provenienti dal comparto industriale.

La ricerca è nata con l’obiettivo anche di valutare l’applicabilità su scala industriale dell’utilizzo del grafene nel campo del trattamento dei rifiuti e delle attività di bonifica e risanamento ambientale. L’impianto di ricerca e sperimentazione è autorizzato ai sensi dell’art.211 del d.lgs 152/2006 s.m.i per un periodo di 2 anni.

Il prodotto sperimentato, il Grafysorber, ha specifiche caratteristiche che derivano dal sul suo processo di produzione:

  • Gli atomi del carbonio sono disposti secondo un reticolo cristallino a nido d’ape
  • La polvere grigia scura è composta dal 98% di carbonio
  • La densità apparente è compresa tra 2 e 9 gr/l

Il Grafysorber  è un prodotto ecosostenibile con la matrice selettiva che consente un’elevata velocità d’azione. Ha dimostrato la sua efficacia su idrocarburi, tensioattivi e olii. Presenta anche il vantaggio di essere rigenerato attraverso una semplice spremitura. Risulta idoneo anche alla rimozione di idrocarburi in mare.

Durante la sperimentazione è stata ampiamente testata la validità del prodotto, che presenta anche il vantaggio di poter essere utilizzato per trattamento di diverse matrici. Le diverse applicazioni effettuate inoltre hanno dato risultati che attestano l’efficacia della rimozione dei contaminanti[2].

La sperimentazione dovrà proseguire per studiare e selezionare i tipi di applicazione che ottimizzano l’efficacia del prodotto. La grande portata innovativa del prodotto risiede nella sua alta ecosostenibilità: non richiede l’utilizzo di energia e di additivi chimici. Inoltre la produzione di rifiuti è prossima allo zero.

Damiano Belli

[2] Uno degli obiettivi dei presidi messi in posa è stato il raggiungimento della capacità intrinseca di adsorbimento del grafysorber a 100 gr/gr.

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Mon, 24 Feb 2020 18:28:34 +0000 https://www.damianobelli.it/post/465/1/ambienthesis-porta-l-innovazione-al-sicon2020 damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
La trasformazione smart delle imprese, un processo inevitabile su cui puntare https://www.damianobelli.it/post/464/1/la-trasformazione-smart-delle-imprese-un-processo-inevitabile-su-cui-puntare

Il quadro evolutivo del sistema imprenditoriale è già da qualche anno in forte mutamento verso un sistema che riorganizza le strutture e le modalità di lavoro, così come gli ambienti fisici e le logiche di correlazione all’interno degli stessi, il tutto sotto la nuova lente della Trasformazione Digitale. Questo da un lato a causa dell’inevitabilità dell’innovazione tecnologica, che accelera e favorisce i processi imprenditoriali e produttivi, e dall’altro grazie agli incentivi forniti a vario titolo dal governo, che punta ad agevolare tramite finanziamenti o a detassare quelle aziende che riescono ad adeguarsi al meglio alle nuove logiche.

Per le aziende diventa quindi indispensabile “abbracciando una cultura dell’innovazione, prevedendo attività diversificate di ricerca e sviluppo e di formazione, ma anche adottando politiche e strumenti di sicurezza evoluta, in grado di proteggere i sistemi, i dati e le informazioni[1].

Non è un semplice appello all’innovazione, ma un trend confermato anche dalle più recenti indagini di mercato e dagli studi specializzati di settore, come ad esempio quello dell’Istituto di ricerca IDC promosso dalla società informatica SAP. In questo lavoro, infatti, si evince come le aziende che intraprendono questi processi di aggiornamento riscontrano un significativo ROI mediante le leve dei benefici alle vendite, della produttività dei dipendenti, dell’accesso alle informazioni e del rapporto con i clienti. Come ha affermato lo stesso presidente del SMB team di SAP Barry Padgett, “questo studio dimostra che le aziende più piccole si rivelano proattive e strategiche nel modo in cui investono nelle tecnologie digitali”. Dalle reti imprenditoriali dei 13 paesi analizzati, infatti, ne esce fuori un “rapporto diretto tra lo sviluppo di un’azienda e il suo livello di trasformazione digitale”, con un 44% delle PMI che si è dichiarato conforme all’investimento in tecnologia al fine di migliorare i propri processi interni[2].

Più grande è l’impresa, più è favorevole alla digital economy.

Uno dei cambiamenti più visibili correlati a questa Trasformazione Digitale riguarda la gestione del personale, che muta verso una ridefinizione dei luoghi fisici e di orari rigidi a fronte della nuova accessibilità delocalizzata a risorse e informazioni aziendali. Ad esempio, da una ricerca condotta di recente da IDC Analyze The Future emerge che oltre la metà delle aziende prese in esame ha avviato almeno un’iniziativa in ambito smart working, il 26% delle quali intraprese lavorando da remoto e il 22% mediante dispositivi mobili. Tra i settori maggiormente coinvolti si annoverano quello della finanza, il commercio all’ingrosso, l’industria, i trasporti, la comunicazione e le utilities.

Una maggiore conciliazione tra i tempi del lavoro e quelli personali, infatti, da parte dell’azienda garantisce anche una più attenta valutazione sugli obiettivi consentendole di organizzare al meglio efficienza e flessibilità interne.

Se consideriamo anche l’organizzazione del lavoro, è evidente come questa ridefinizione di spazi e tempi sia da una parte dettata dall’innovazione tecnologica e dall’altra uno degli stimoli principali affinché questa continui ad essere perseguita e ricercata.

È ovvio che, in questa continua e completa trasformazione, si ridefinisce anche per le aziende l’organizzazione interna volta a creare le strategie di mercato. Si passa dall’approccio classico che prevedeva un’iniziale analisi delle risorse interne per poi passare all’ambiente esterno, e, infine, valutare il gap tra i due, ad un flusso differente che sia in grado di rendersi più malleabile e adattabile ad un contesto esterno che muta continuamente. Secondo Martin Reeves, Knut Haanæs e Janmejaya Sinha, autori di Your Strategy Needs a Strategy, considerando “un mercato in cui l’imprevedibilità sia alta e abbia un basso livello di malleabilità, [...] la pianificazione a lungo termine non funziona più e gli strateghi devono avere un approccio più adattivo. Un approccio con perfezionamento costante degli obiettivi attraverso cicli di iterazione molto brevi basati sulla sperimentazione[3].

È ovvio che questo tipo di approccio ridefinisce le priorità aziendali e ne capovolge il punto di vista, ponendo al centro dell’organizzazione del lavoro la ridefinizione dei mercati da parte dei clienti, una tecnica adottata dalle aziende leader nella trasformazione digitale che, in tal misura, sono riuscite ad accelerare l’adozione di una strategia di business digitale in grado di consentire agli stessi mercati una modifica della natura stessa della concorrenza. Si tratta quindi di una visione dall’esterno verso l’interno, completamente basata sul punto di vista del cliente (o stakeholder, allargando un po’ il concetto), che “fornisce opportunità di crescita maggiori rispetto alle tradizionali definizioni del mercato[4].

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Tue, 29 Oct 2019 19:47:47 +0000 https://www.damianobelli.it/post/464/1/la-trasformazione-smart-delle-imprese-un-processo-inevitabile-su-cui-puntare damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Emirati Arabi alla conquista della Green Economy. Dubai Plan 2021 e Dubai Clean Energy 2050 https://www.damianobelli.it/post/463/1/emirati-arabi-alla-conquista-della-green-economy-dubai-plan-2021-e-dubai-clean-energy-2050

Al giorno d’oggi parlare di riciclaggio dei rifiuti, di gestione intelligente degli scarti e di energie rinnovabili per la lotta contro l’inquinamento risulta essere fondamentale. Si tratta di un argomento di estrema importanza che ormai avvicina le politiche ambientali di tutti i Paesi del Mondo. Sono infatti numerosi gli accordi, i trattati internazionali, le conferenze e i protocolli firmati dalla comunità internazionale per la salvaguardia e la protezione dell’ambiente.

 

Gli Emirati Arabi Uniti sono stati uno dei primi paesi a promuovere iniziative nel campo delle energie rinnovabili e questo è dovuto principalmente alla visione ispirata dei loro leader. Tutto ebbe inizio nel 2012 quando Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente e primo ministro degli UAE, oltre che governatore di Dubai, promulgò un'iniziativa progettuale a lungo termine per la costruzione di un'economia ambientale e sostenibile. Un disegno su scala nazionale che ruotava intorno al motto "a Green Economy for Sustainable Development" (tradotta nel nostro titolo di oggi) e che ha prodotto due piani strategici secondari: il Dubai Plan 2021 e il Dubai Clean Energy 2050[1].

 

Il Dubai Plan 2021 è stato presentato al pubblico alla presenza di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice presidente e Primo ministro degli Emirati Arabi Uniti (UAE) ed Emiro di Dubai e di Sheikh Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, principe ereditario di Dubai e presidente del Consiglio esecutivo, i quali hanno entrambi sottolineato come tale piano di sviluppo abbia l’obiettivo di rinforzare la posizione dell’Emirato a livello mondiale rendendolo centro globale e “Capitale dell’Economia Islamica”.

 

Mentre il Sheikh Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum ha evidenziato l’importanza della cooperazione tra tutte le parti interessate allo sviluppo di Dubai con l’obiettivo finale di favorire la felicità ed il benessere dei cittadini, il principe ereditario Sheikh Hamdan ha richiesto a tutte le entità del Governo di allineare i piani strategici con Dubai Plan 2021 in modo da assicurare consistenza e sinergia.

Prendendo in esame il programma presentato dal Primo Ministro degli UAE è possibile evidenziarne i sei punti, o “tematiche”, fondamentali:

 

  • City of Happy, Creative and Empowered People: al centro del piano vengono poste le persone le quali sono presentate come la prospettiva principale di sviluppo. Dubai Plan 2021 focalizza la propria attenzione sul rafforzamento del sentimento di responsabilità che ogni individuo deve avere nei propri confronti ed in quelli delle altre persone e delle loro famiglie e società grazie alla promozione dell’educazione, della realizzazione personale e della conduzione di una vita all’insegna del benessere in modo da permettere ad ogni cittadino di Dubai di giocare un ruolo attivo, produttivo ed innovativo in tutti gli aspetti sociali ed economici.
  • An Inclussive & Cohesive Society: la società di Dubai è presentata come unica e speciale grazie alla sua varietà di persone, culture e tradizioni le quali riescono a convivere grazie al sentimento della tolleranza, del rispetto, del perdono e della comunicazione. L’aspetto multiculturale di Dubai deve essere sottolineato e promosso in modo da favorire lo sviluppo di talenti e creatività diverse le quali, grazie alle loro origini e radici, potranno fornire il proprio apporto plasmando l’Emirato verso una dimensione globale.
  • The Preferred Place to Live, Work & Visit: migliorare la vivibilità di Dubai attraverso le infrastrutture moderne e all’avanguardia ed attraverso l’ampliamento e sviluppo dei settori dell’educazione, della medicina e del benessere, e dei servizi al cittadino. Tale obiettivo potrà essere raggiunto grazie all’ampliamento di strutture dirette al fabbisogno del cittadino quali ospedali, scuole, strutture sportive e di divertimento, aree verdi, aree costiere turistiche; conseguenza di tale miglioramento sarà l’attrazione di turisti all’interno di Dubai.
  • A Smart and Sustainable City: mobilità è la parola d’ordine di Dubai Plan 2021, perché soltanto attraverso la facilitazione del “movimento” di cittadini e turisti sarà possibile incrementare il commercio e l’economia che beneficerà dal facile accesso ai centri economici ed ai servizi sociali. La mobilità è direttamente connessa alla realizzazione di un luogo sicuro il quale sia fondato su risorse energetiche pulite ed alternative, sulla protezione delle risorse naturali quali terra, acqua ed aria e sulla promozione del consumo sostenibile.
  • A Pivotal Hub in the Global Economy: Dubai sta divenendo uno degli attori chiave nell’economia globale e la speranza è quella di rinforzare tale posizione attraverso l’affermazione e miglioramento come centro business mondiale per quel che riguarda il commercio, la logistica, la finanza ed il turismo. Obiettivo comune è quello di far divenire Dubai la “Capitale dell’Economia Islamica”, step fondamentale per far riconoscere l’Emirato come un dei centri economici leader. Per raggiungere tali obiettivi il Dubai Plan 2021 prevede di direzionare l’attenzione sui modelli di economia sostenibile attraverso l’innovazione, la produzione di capitali e di forza lavoro ed il supporto di un clima commerciale amichevole.
  • A Pionering and Excellent Government: il Governo deve diventare una autorità a servizio del cittadino e quindi partendo da questa idea, che evidenzia la soddisfazione e felicità del singolo individuo, il piano mira a migliorare i servizi governativi, la loro efficienza e trasparenza[2].

 

L’obiettivo è la trasformazione in energia dei rifiuti urbani grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Creato congiuntamente dalla Dubai Municipality e dalla Dubai Future Foundation, tale progetto ha l’aspirazione di rendere Dubai la prima città in tutto il mondo in grado di usare l’intelligenza artificiale nella trasformazione dei rifiuti per generare poi successivamente energia rinnovabile. Nello specifico, il progetto prevede la costruzione di piattaforme destinate allo smaltimento dei rifiuti e la tecnologia rivestirà un ruolo di primaria importanza nel loro trattamento al fine di ottenere energia elettrica, la quale verrà poi indirizzata direttamente nella rete elettrica della città.

 

Come il Dubai Plan 2021, anche la Dubai Clean Energy Strategy 2050 si è posta un termine temporale ben chiaro fin dal suo nome. Le due strategie sono in realtà legate a doppio filo ed una non può riuscire senza il successo dell'altra. Se però il Dubai Plan 2021 si concentra in modo generico sul benessere generale della città, la Dubai Clean Energy Strategy 2050 ha come scopo finale il rendere Dubai un centro globale di riferimento per l'energia pulita e l'economia sostenibile. Perché questo sia possibile, sono stati individuati cinque pilastri fondamentali intorno a cui ruota l'intero piano strategico dell'emirato.

 

Il primo pilastro è rappresentato dalle infrastrutture. Il principale progetto alla base di questo pilastro è la completa implementazione del Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park. Questo è già attivo e capace di erogare 200 MW, ma l'obiettivo finale è di raggiungere la capacità di 5000 MW entro il 2030 facendolo così diventare il più grande generatore mondiale di energia solare prodotta da un singolo impianto. Altri progetti legati a questo pilastro prevedono la realizzazione di centri di innovazione, ricerca e sviluppo e la creazione di una zona franca, la Dubai Green Zone, dedicata ad attrarre centri di ricerca e aziende/startup emergenti nel campo della Green Energy.

 

Il secondo pilastro è la normativa e si basa sulla creazione bifase di una struttura legislativa a sostegno delle politiche di energia pulita. La prima fase passa dall'iniziativa Shams Dubai che incoraggia i proprietari di immobili a installare pannelli solari sui tetti dei loro edifici e a collegarli alla principale rete di distribuzione urbana gestita dalla Dubai Electricity and Water Authority (DEWA). La seconda fase vedrà invece attuarsi un coordinamento con la municipalità di Dubai per emanare una serie di decisioni mirate alla razionalizzazione dei consumi energetici e all'obbligo di produzione di energia rinnovabile. Anche questo pilastro ha il 2030 come anno di attuazione.

 

Il terzo pilastro è il finanziamento inteso come investimenti costanti nella ricerca e sviluppo di soluzioni per l'energia pulita e le sue applicazioni. Alla base del pilastro c'é la creazione del Dubai Fondo Verde che avrà un valore di circa 24 miliardi di Euro e contribuirà a finanziare e facilitare l'erogazione di prestiti agevolati a tasso di interesse ridotto agli investitori che agiscono nel settore dell'energia pulita. Il tutto sarà gestito, sorvegliato e garantito dalla DEWA.

 

Il quarto pilastro è lo sviluppo di capacità e competenze e mira alla creazione e rafforzamento di queste tramite programmi di formazione globale nel campo dell'energia pulita. L'attuazione di questo pilastro sarà resa possibile grazie alla cooperazione con organizzazioni e istituti internazionali, come l'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), ma anche società internazionali e altri centri di ricerca e sviluppo. Lo scopo finale è quello di creare un modello sostenibile per la ricerca e lo sviluppo nel settore dell'energia pulita basato sulla specializzazione delle risorse umane.

 

Infine il quinto e ultimo pilastro è la creazione di un mix di fonti energetiche ecosostenibili. Questo pilastro prevede un doppio lasso temporale d'azione. Entro il 2030 il mix dovrà comprendere energia solare (25%), energia nucleare (7%), carbone pulito (7%) e gas (61%), ma entro il 2050 l'energia pulita dovrà corrispondere al 75% del mix. Questo renderà Dubai come la città con la minore emissione di gas ad effetto serra nel mondo. In parallelo, questo pilastro prevede anche l'utilizzo di tecnologie all'avanguardia per la generazione di energia tramite lo smaltimento dei rifiuti, con l'obiettivo, entro il 2030, di trasformare l'80% dei rifiuti stessi in energia[3].

Damiano Belli

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Mon, 23 Sep 2019 18:42:47 +0000 https://www.damianobelli.it/post/463/1/emirati-arabi-alla-conquista-della-green-economy-dubai-plan-2021-e-dubai-clean-energy-2050 damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Dire Essere Greenthesis mi emoziona, spero tanto sia contagioso, faremo di tutto perché lo sia https://www.damianobelli.it/post/462/1/dire-essere-greenthesis-mi-emoziona-spero-tanto-sia-contagioso-faremo-di-tutto-perche-lo-sia

Con fermezza ed un poco di presunzione vogliamo riuscire a trasferire ai nostri clienti, ai fornitori e perché no anche alle istituzioni che si può lavorare velocemente per la crescita nel rispetto dell’ambiente e che l’immobilismo non aiuta l’ambiente: ci piace chiamarlo “onesto green pragmatism”. 

Il nome invece è la crasi fra due nomi dei pilastri che ci hanno portato al successo! : GREEN HOLDING + AMBIENTHESIS = GREENTHESIS

Dire “Essere Greenthesis” mi emoziona, spero tanto sia contagioso. faremo di tutto perché lo sia!

Damiano Belli

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Fri, 20 Sep 2019 17:25:00 +0000 https://www.damianobelli.it/post/462/1/dire-essere-greenthesis-mi-emoziona-spero-tanto-sia-contagioso-faremo-di-tutto-perche-lo-sia damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Forum a Sabaudia sulla Sostenibilità Energetica e Ambientale https://www.damianobelli.it/post/461/1/forum-a-sabaudia-sulla-sostenibilita-energetica-e-ambientale

Nel Simposio organizzato dalla Green Holding e dalla Ind.Eco., dirigenti d’azienda, tecnici e accademici hanno affrontato i temi della valorizzazione energetica ed ambientale delle fonti rinnovabili ed in particolare di ciò che è scarto, in coerenza con i principi dell’economia circolare

L’energia in nome della sostenibilità, attraverso temi, domande, risposte e soluzioni. Questi sono stati i leitmotiv che hanno legato gli interventi all’interno del simposio SEA – Sostenibilità Energetica e Ambientale, organizzato dal gruppo Green Holding e Ind.Eco a Sabaudia il 13 settembre scorso. Affrontando i temi inerenti la valorizzazione dell’economia circolare con il riutilizzo dei rifiuti, avendo come fine quello di convertire l’energia biochimica presente nei reflui e nei rifiuti in energia rinnovabile; nella sala dell’Hotel Oasi di Kufra si sono alternati accademici, quadri dirigenziali di aziende del settore e figure tecniche per fornire risposte e soluzioni fattive per produrre hic et nunc energia pulita.

Restando pacifico che la produzione di energia e biocarburanti da fonti alternative inserita nell’ottica dell’economia circolare, rappresenta oggi una priorità nazionale e internazionale.

Green Holding e Ind.Eco affrontano questi obiettivi applicando i processi e le soluzioni tecnologiche più all’avanguardia per valorizzare il Biogas estratto dalla discarica  trasformandolo in Biometano “avanzato”, prodotto secondo criteri di sostenibilità ambientale che riducono drasticamente gli impatti sull’ambiente e valorizzano le fonti rinnovabili. L’applicazione di soluzioni tecniche da best practice nell’upgrading e successiva liquefazione del biogas a biometano nonché l’alimentazione energetica dell’impiantistica con l’energia elettrica prodotta da un parco fotovoltaico posto sul sedime della discarica, consentiranno la realizzazione e l’esercizio di una bioraffineria del biogas ad impatto ambientale pressoché nullo.

Tra gli interventi registrati ‘Le politiche industriali del Piano Nazionale Integrato Energia Ambiente e i meccanismi di incentivazione FER’ di Luca Di Carlo, Segretario Scientifico di ANEV e Coordinatore GdL Osservatorio Permanente Energia Elettrica dell’Autorità della Regolazione Energia Reti e Ambiente – ARERA, ‘Le politiche internazionali nella gestione integrata e sostenibile dei rifiuti solidi urbani e industriali’ di Giovanni Bozzetti, Università Cattolica del Sacro Cuore; ‘Il controllo degli odori e la mitigazione degli impatti ambientali negli impianti industriali’ di Vincenzo Naddeo, Università degli Studi di Salerno, ‘La gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Soluzioni tecnologiche e processi a confronto’ di Bernardo Ruggeri, Politecnico di Torino, ‘Il compostaggio: stato dell’arte e problematiche di gestione degli impianti’ di Tiziano Zarra, Università degli Studi di Salerno, ‘H2G: Biogas e Idrogeno. Soluzioni avanzate per le rinnovabili del futuro’ di Flavio Rosa, Università di Roma La Sapienza, ‘Tecniche di upgrade dal biogas a biometano’ di Roberto Zocchi, Green Holding S.p.A., ‘Nuove frontiere per l’implementazione dell’economia circolare. Caso studio: il recupero e la valorizzazione della filiera dell’alluminio’ di Olivo Foglieni, Presidente del Gruppo FECS e Vincenzo Cimini, CEO Green Holding S.p.A., ‘Nuove tecnologie per l’applicazione della Green Economy Caso studio: una JV internazionale’ di Damiano Belli, CEO Ambienthesis S.p.A., e infineCenni su aspetti di fiscalità internazionale’ di Guido Lenzi, Studio Puri Bracco Lenzi.

Riportiamo qui alcuni interventi abbracciati all’interno del SEA.

“Nel corso degli ultimi 30 anni la comunità europea e i paesi membri sono stati coinvolti a vario titolo in un percorso di maggior attenzione alle politiche ambientali e al potenziamento di un’economia circolare che ha permesso alle aziende di sviluppare tecnologia e soprattutto know-how operativo in tutte le fasi di gestione dei rifiuti in un percorso di miglioramento continuo – ha detto nel suo intervento Damiano Belli, ceo della Ambienthesis spa - . Oggi molti paesi hanno ampliato i propri sistemi industriali senza pensare alle ricadute ambientali e sociali di una crescita senza controllo, trovandosi oggi a rincorrere temi di sviluppo sostenibile e di recupero di gap tecnologico sui temi ambientali. Così la Cina, per necessità oggettive, o gli Emirati Arabi Uniti, per precisa volontà politica, si trovano oggi a dover colmare tale gap con il trasferimento di sapere per impostare un aggiornamento della politica industriale ed urbana sostenibile. E’ bene sottolineare che, in accordo con il partner, per trasferimento di sapere non si intende la vendita di macchine prodotte in Europa che trattino rifiuti negli UAE bensì la costruzione di un percorso cosciente che trasferisca know-how ed esperienza gestionale da parte di Ambienthesis, sviluppata in oltre 30 anni di attività, permettendo alla JV di costruire un modello ambientale sostenibile a supporto della crescita industriale del paese. Questo sia attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili e sperimentate, sia, e soprattutto, con il trasferimento di processi gestionali che partano dalla minimizzazione del quantitativo di rifiuti prodotti sino al loro recupero in cicli industriali per la loro valorizzazione attraverso la gestione a smaltimento delle sole frazioni effettivamente non recuperabili e dotandosi dei più moderni asset impiantistici”.

Una svolta potrebbe essere indicata nel Decreto 2 marzo 2018, noto come Decreto Biometano. Il decreto mira a dare un concreto impulso al settore biogas focalizzandosi su un ambito di intervento ritenuto prioritario per il sistema nazionale, quale quello del raggiungimento del target di biocarburanti da utilizzare nel settore dei trasporti entro l’anno 2020. L’obbligo di immissione in consumo di biocarburanti, attualmente pari al 7% del totale, riguarda solo benzina e gasolio; al 2020 l’obbligo salirà al 9%, di cui almeno l’1% dovrà essere coperto da biocarburanti avanzati. “In questo senso il biometano potrà fornire un contributo importante proprio in virtù del riconoscimento di biocarburante avanzato – ha sottolineato Roberto Zocchi, ingegnere del gruppo Green Holding – L’Italia è il primo mercato europeo per l’uso di metano per autotrazione e vanta un parco circolante di quasi 1 milione di autoveicoli a metano (circa il 2,4% del totale). Attualmente sul mercato nazionale del metano per autotrazione operano circa 1.250 distributori stradali con un erogato di circa un miliardo di metri cubi. Esiste poi anche un mercato “extra-rete”, principalmente dedicato a flotte di trasporto pubblico, per un consumo di circa 90 milioni di metri cubi/anno. Inoltre, si sta sempre più affermando l’impiego del GNL (gas naturale liquefatto) nel settore del trasporto pesante. Sono già in esercizio oltre 30 distributori, molti altri sono previsti di prossima apertura e, in quest’ambito, la possibilità di impiego del bio-GNL (biometano liquefatto) è un’opportunità molto promettente. Le tecnologie per la purificazione del biogas (UPGRADING) e produzione di biometano sono ormai consolidate e ampiamente diffuse già da anni in diversi paesi europei e nel nord America”.

Passando a casi specifici, che abbracciano sempre le nuove frontiere per l’implementazione dell’economia circolare, ecco l’esempio del recupero e della valorizzazione della filiera dell’alluminio, tema trattato congiuntamente da Olivo Foglieni, Presidente del Gruppo FECS e Vincenzo Cimini, CEO Green Holding S.p.A. Un’iniziativa di rigenerazione ambientale sociale e culturale dall’acronimo AFORED, predisposto dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica e riqualificazione di Taranto nonché con le opzioni di fondo del Piano di Sviluppo Strategico ZES Ionica, in cui promuovere e sviluppare nuovi modelli di produzione basati sul paradigma dell’economia circolare e sui principi della riduzione dell’utilizzo delle risorse naturali, del riciclo e del riutilizzo di scarti e sottoprodotti. AFORED sta per Ambiente, spazio e contesto nel/col quale si vive, FOrmazione, per generare processi di conoscenza, Ricerca, per fornire strumenti utili a costruire un futuro sostenibile, Educazione. Così il PROGETTO BELLAVISTA, promosso da Gruppo Green Holding e FECS Group, rispettivamente leader nazionali nel settore della riqualificazione ambientale e player primario della gestione del ciclo dell’alluminio, in sintonia con le linee guida di valorizzazione territoriale dell’Autorità Portuale di Taranto, mira alla realizzazione di un impianto a tecnologia avanzata per il recupero dell’alluminio da localizzarsi nell’area retroportuale di Taranto.

Il Progetto consiste nella realizzazione di un impianto innovativo per il recupero, il riciclo e la valorizzazione di scarti, rottami e sottoprodotti in alluminio. La proposta impiantistica si avvale dell’utilizzo di tecnologie all’avanguardia e lo sfruttamento di un brevetto europeo.

Damiano Belli

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Tue, 17 Sep 2019 17:43:02 +0000 https://www.damianobelli.it/post/461/1/forum-a-sabaudia-sulla-sostenibilita-energetica-e-ambientale damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Nasce Ambienthesis Middle East DMCC, a Dubai prende piede il futuro anche grazie a EXPO 2020 https://www.damianobelli.it/post/460/1/nasce-ambienthesis-middle-east-dmcc-a-dubai-prende-piede-il-futuro-anche-grazie-a-expo-2020

La rinascita degli Emirati Arabi Uniti (UAE) passa soprattutto attraverso la sua attività economica regolata dal Governo Federale che, a Dubai, hanno appositamente aperto alla generazione di un ambiente efficientemente organizzato ma che non presenta eccessive restrizioni di carattere normativo, offrendo in questa misura una serie di condizioni operative per le imprese che rendono questo uno dei Paesi più liberali e profittevoli dell’attuale scenario economico mondiale.

Per questo motivo le aziende internazionali che decidono di intraprendere relazioni di business con questa Regione hanno la possibilità, oltre che di stringere relazioni commerciali, anche di aprire sedi ed uffici di rappresentanza in loco nonché impianti produttivi anche attraverso Joint Venture con imprese industriali locali per allargare il parterre di clienti ai quali offrire i propri servizi, per costruire un network di riferimento e per confrontarsi con il mercato emergente.

Anche per Ambiethesis si è presentata dunque l’occasione per aprirsi a questo nuovo mercato e per costituire la propria controllata al 100% denominata Ambienthesis Middle East DMCC, volta ad implementare lo sviluppo dell’intera compagnia su un piano internazionale anche con la costituzione di una JV con Bee’ah Sharjah Environment, una fra le principali società operante nel waste management negli UAE. Un’opportunità che “rappresenta elemento di consolidamento della strategia di internazionalizzazione che stiamo perseguendo e ci consentirà di trasferire nel mercato locale e in tutti i Paesi IMEA (India, Middle East, Africa) il nostro valore aggiunto in termini di know-how maturato in 30 anni di esperienza nelle bonifiche ambientali e nella gestione dei rifiuti industriali”, come ha recentemente affermato anche il presidente Giovanni Bozzetti[1].

La strategia di Ambienthesis riguarda, infatti, uno scenario che si prefigura come altamente prolifico in una chiave di business, visto e considerato che proprio a Dubai avrà luogo nel prossimo anno l’Expo 2020, che si preannuncia già come un evento di impatto smisurato sullo sviluppo economico degli Emirati Arabi Uniti, dei Paesi del Golfo persico e di tutte le aziende internazionali che avranno la lungimiranza e l’accortezza di legarsi in queste interessanti opportunità di affari.

L’evento accelererà inoltre il processo già in atto in tutti gli emirati di realizzazione di citta ecosostenibili sia dal punto di vista energetico che di gestione dei rifiuti, campo nel quale Ambienthesis potrà dare il proprio reale contributo al progetto.

L’evento avrà luogo dal 20 ottobre del 2020 fino al 10 aprile del 2021 e si terrà in un’area urbana di recente costruzione denominata Dubai South, conosciuta in precedenza come Dubai World Central. Questa, che diventerà una free zone, sarà divisa nel distretto residenziale, in quello commerciale, nel distretto del golf, in quello logistico, nell’Aviation City con il nuovo aeroporto Al Maktum e nella parte prettamente dedicata all’esibizione chiamata, appunto, Dubai Exhibition City. Sotto il macro-tema Unire le Menti, Creare il Futuro poi, sono stati predisposte tre sotto-tracce che faranno da attrazione alla sottoscrizione di nuove partnership volte ad immagine un nuovo sviluppo tecnologico e a rendersi partecipe di una trasformazione socioeconomica che, a partire dagli Emirati Arabi, arrivi a coinvolgere l’intero globo: si tratta di “Opportunità, creare connessioni più intelligenti e produttive”, “Sostenibilità, progresso e prosperità senza compromettere i bisogni delle generazioni future” e “Mobilità,  sbloccare nuove possibilità per persone e comunità, contribuendo con successo al futuro”, tre grandi insiemi tematici in grado, secondo il Dipartimento del Turismo e del Commercio, di generare entro il 2021 la creazione di nuovi 275.000 posti di lavoro, in particolar modo nei settori edili, di ingegneria, della mobilità e dell’ospitalità.

L’area destinata a EXPO 2020 sarà di circa 438 ettari, e l’allestimento, secondo il governo, sarà completato entro il prossimo ottobre così da concedere ai responsabili circa un anno di tempo per terminare i progetti più piccoli e realizzare tutti i dovuti test di controllo sui sistemi e le tecnologie. Tutto dovrà essere perfetto, infatti, visto che la stima dei visitatori ammonta a più di 25 milioni di persone, il 71% dei quali proveniente da Paesi esteri (e questo dato rappresenta, per la storia dell’evento, un nuovo record), equivalenti cioè a oltre 17 milioni di turisti che visiteranno gli Emirati Arabi Uniti. E, naturalmente, tutto questo si traduce in un’incredibile opportunità per chi decide di investire nelle infrastrutture e nei trasporti, nel settore dell’ospitalità e nell’immobiliare fino al settore della produzione e della distribuzione energetica.

Studi della Deutsche Bank e della Global Investment House hanno infatti rilevato come Dubai arriverà a destinare circa 43 miliardi di dollari per implementare le sue infrastrutture, 10 dei quali da destinare prettamente al miglioramento e all’innovazione dei trasporti pubblici. Questo anche in considerazione del fatto che si sta registrando un discreto innalzamento demografico, cosa che ha incentivato gli investitori a dedicarsi anche alla realizzazione di abitazioni, uffici e edifici commerciali, per un totale di 45 mila nuove unità abitative che andranno sul mercato entro la fine dell’anno con la copertura economica che si prevede sarà affidata all’innalzamento occupazionale della stessa fiera. Giusto per citare un esempio di nuovo sviluppo urbano, basti considerare che all’interno del ventaglio di progetti edilizi già in programma vi è anche Sheikh Mohammed bin Rashid City, un nuovo insediamento in grado di includere il centro commerciale più grande del mondo, un parco tematico basato sugli Universal Studios e un’area verde addirittura più grande della londinese Hyde Park.

I 700 mila m2 dell’area EXPO, 500 mila dei quali coperti da strutture che saranno poi permanenti, avranno in ogni caso un carattere imprescindibile di eco-sostenibilità, con strutture fotovoltaiche in grado di provvedere al 50% del bisogno di energia dell’intera fiera, con dei monitor costantemente attivi per rilevare le emissioni di anidride carbonica durante la gestione del riciclaggio dei materiali, e, naturalmente, con l’utilizzo di energia solare per il quale un comparto strategico nell’area GCC sarà destinato proprio alle aziende italiane[2].

Insomma, il quadro degli Emirati Arabi si presenta come una preziosa opportunità di mettere in pratica le esperienze imprenditoriali, svilupparne di nuove e tessere reti di collaborazioni in grado di guidare tutto il settore verso uno sviluppo innovativo e un aumento di qualità e profitti veramente consistente. E anche per quanto riguarda Ambienthesis, utilizzando le parole del presidente Giovanni Bozzetti, “Middle East DMCC rappresenta elemento di consolidamento della strategia di internazionalizzazione che stiamo perseguendo e ci consentirà di trasferire nel mercato locale e in tutti i Paesi EMEA il nostro valore aggiunto in termini di know-how maturato in 30 anni di esperienza nelle bonifiche ambientali e nella gestione dei rifiuti industriali[3].

Damiano Belli

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Fri, 17 May 2019 17:51:36 +0000 https://www.damianobelli.it/post/460/1/nasce-ambienthesis-middle-east-dmcc-a-dubai-prende-piede-il-futuro-anche-grazie-a-expo-2020 damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Gli impianti mobili https://www.damianobelli.it/post/459/1/gli-impianti-mobili

La caratteristica che contraddistingue gli impianti mobili è rappresentata, ovviamente, dalla struttura tecnologica unica o, all'evenienza, da un assemblaggio di strutture modulari abili al trasporto e all'installazione in un determinato sito per l'attuazione di campagne temporanee di intervento.

La procedura ordinaria per autorizzare gli impianti mobili di smaltimento e recupero di rifiuti è disciplinata dall'articolo 208, c. 15, del T.U.A, e riporta quanto segue: "Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l’acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ed esclusi i casi in cui si provveda alla sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale, l’interessato, almeno sessanta giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, nonché l’ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica".

In questa grande categoria non rientrano gli impianti di disidratazione dei fanghi provenienti dai siti di depurazione. Sono invece inclusi gli impianti mobili per la macinatura, vagliatura e deferrizzazione dei materiali inerti derivati da demolizioni o cantieri edili.

Lo stesso articolo 208 disciplina, poi, la responsabilità di ottenimento delle autorizzazioni a chi dispone dell’impianto attribuendo in capo al titolare dell’autorizzazione la comunicazione della campagna di attività alle autorità competenti con un preavviso di almeno 60 giorni dall’inizio delle attività.

Dopo questo excursus burocratico e di modalità d'uso di tali impianti, vorrei quindi elencarne i vantaggi e spiegare come mai Ambienthesis Spa, società del Gruppo Green Holding, si è dotata negli anni di impianti mobili modulari con l'autorizzazione al trattamento dei rifiuti solidi e liquidi.

Parliamo di impianti capaci di effettuare interventi di risanamento on site, e cioè nei siti stessi dove si è prodotta la contaminazione contribuendo ad abbattere l'impatto ambientale, aumentando il materiale riutilizzabile in sito e riducendo il quantitativo di rifiuto avviato a smaltimento con un beneficio complessivo anche in termini di minor emissioni di CO2 dovuta alla significativa riduzione dei mezzi di trasporti utilizzati per l’avvio all’esterno dell’area di intervento dei rifiuti.

Questa pratica è applicabile per tutte le situazioni nelle quali il trasporto dei rifiuti comporterebbe un trasferimento oneroso per i soggetti obbligati al trattamento dei rifiuti.

In questo solco va anche la Regione Sicilia, dove recentemente è stato emesso un avviso pubblico volto a "favorire la partecipazione e consultazione del maggior numero di operatori economici attivi in ambito nazionale e internazionale, che siano disponibili ad installare, su siti individuati dagli stessi o in collaborazione con le Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) ricadenti nel territorio, impianti mobili per il trattamento della frazione umida compostabile". La firma è del dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione Salvatore Cocina, con l'obiettivo di limitare l’esportazione dei rifiuti ed, in linea con i principi di prossimità prevista dalla normativa ambientale, aumentare la capacità di trattamento locale implementando così anche l’utilizzo dei rifiuti trattati per il recupero energetico ed il recupero dei materiali. Il fine ultimo, come si evince dall'avviso, è quello di "ridurre la quantificazione dei rifiuti prodotti, nonché ottimizzare la raccolta, compresa la differenziata". È una chiamata all'intervento mobile di realtà esterne che "si rende oggi necessaria per sostenere le Srr e sopperire alla carenza delle necessarie iniziative da parte delle stesse nello svolgimento dei compiti assegnati dalla legge di programmazione e realizzazione degli impianti e nelle more della realizzazione degli impianti pubblici in programma e di quelli privati autorizzati o in corso”.

Questo caso ci mostra come l'applicazione sul territorio di impianti di trattamento mobili possa offrire una serie di benefici e può contribuire al miglioramento complessivo dell’impronta ambientale del sistema di trattamento e recupero rifiuti.

Per questi motivi Ambienthesis Spa si è dotata di impianti idonei al trattamento chimico-fisico (D9) di rifiuti liquidi pericolosi e non, con una capacità di gestione di oltre 800.000 mc annui; così come di impianti di recupero e trattamento di rifiuti solidi pericolosi e non quali impianti di lavaggio per terreni (D9), il ricondizionamento preliminare (D14) e il riciclo/recupero (R5) o ECO 2000, un impianto di inertizzazione rifiuti solidi speciali pericolosi o anche impianti di frantumazione e vagliatura.

La capacità di trattamento dei gli impianti mobili di trattamento rifiuti di Ambienthesis è di oltre 900.000 tonnellate per anno.

Se l’utilizzo di tali impianti può permettere i benefici ambientali richiamati ci auguriamo che l’operatività di alcuni di essi possa non essere inficiata dalla necessità di approvazione dei decreti “End of Waste” che attualmente ne limiterebbero l’utilizzo con un significativo danno per l’ambiente nel suo complesso.

Damiano Belli

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Mon, 29 Apr 2019 18:03:46 +0000 https://www.damianobelli.it/post/459/1/gli-impianti-mobili damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Directa Plus e Ambienthesis insieme per la ricerca sul grafene - Il materiale del futuro https://www.damianobelli.it/post/458/1/directa-plus-e-ambienthesis-insieme-per-la-ricerca-sul-grafene-il-materiale-del-futuro

A volte le migliori innovazioni nascono dall’osservazione di ciò che ci circonda ma visto da una nuova prospettiva. È questa la storia del grafene, il così detto materiale del futuro, nato dallo studio della grafite, lo stesso minerale presente nelle matite.

Se guardassimo la grafite molto da vicino ci accorgeremmo che è composta da una pila di milioni e milioni di strati sovrapposti, esattamente come le pagine di un libro. Il singolo strato, costituito da atomi di carbonio, risulta indistruttibile al contrario del legame estremamente debole che esiste tra uno strato e l’altro. È questo il motivo per cui la nostra matita scrive: a contatto con una superficie solida alcuni blocchi di grafite si staccano lasciando un segno nero su un foglio di carta.

La grafite è nota sin dal XVII secolo e fu una grande innovazione che ancora oggi ci dà la possibilità di inventare e sperimentare nuovi prodotti. Ben cinque secoli dopo due scienziati russi, Andre Geim e Kostya Novoselov riuscirono ad isolare un singolo strato di grafite denominandolo grafene. Una scoperta pioneristica che è valsa ai due ricercatori il premio Nobel per la fisica nel 2010.

È infatti la sua struttura a due dimensioni come un foglio di carbonio spesso un atomo a renderlo particolarmente interessante. Un materiale leggerissimo ma al contempo altamente resistente e più duro dell’acciaio, il grafene può essere impiegato in moltissimi settori, dalla moda alla farmaceutica e dall’elettronica alla medicina, fino al trattamento dei materiali inquinanti.

Le infinite potenzialità del grafene nei vari ambiti di innovazione tecnologica sono state anche riconosciute dall’Unione Europea, che ha lanciato di recente un progetto di finanziamento senza precedenti fondato sul grafene. Il Graphene Flagship project prevede infatti 10 anni di progetto, con un finanziamento di un miliardo di euro con l’obiettivo di rivoluzionare molti settori industriali e rilanciare l’industria europea. Il progetto prevede di riunire oltre 150 gruppi di ricercatori accademici e industriali per portare il grafene dai laboratori nella società europea generando così crescita economica, nuovi posti di lavoro e nuove opportunità.

È in questo contesto che Ambienthesis in quanto uno dei principali operatori integrati Italiani nel settore delle bonifiche ambientali e della gestione dei rifiuti industriali, ha sottoscritto un Accordo di Cooperazione con Directa Plus, società quotata alla borsa di Londra,  finalizzato a valutare, sviluppare e, successivamente, promuovere sul piano commerciale prodotti, impianti e servizi destinati alle bonifiche ambientali ed al trattamento dei rifiuti liquidi mediante l’impiego di materiali a base di grafene. La collaborazione, articolata in due fasi, prevede che le preliminari attività di sperimentazione e di valutazione dei relativi risultati vengano effettuate presso la piattaforma polifunzionale che Ambienthesis possiede e gestisce ad Orbassano (TO). I test sono partiti ad inizio 2019 e saranno eseguiti utilizzando un impianto di trattamento mobile fornito da Directa Plus, appositamente realizzato per il progetto. Le attività di sperimentazione, volte a verificare la capacità di trattamento dei suddetti materiali a base di grafene per i vari tipi di rifiuti liquidi oggetto di studio, avranno una durata di circa sei mesi; l’esito di questa prima fase offrirà le evidenze per un potenziale accordo commerciale tra le parti.

Directa Plus è uno dei principali produttori e fornitori su scala globale di tali materiali ed ha sviluppato il G+ graphene, in particolare il Grafysorber®, di cui detiene anche i diritti di proprietà intellettuale, particolarmente adatto per applicazioni in campo ambientale in virtù dell’elevata capacità di adsorbimento di sostanze oleose e idrocarburi.

Eccellente è l’applicazione di questo elemento in campo ambientale poiché i materiali a base di grafene possiedono una sorprendente capacità nell’assorbire inquinanti organici dalle acque, dai terreni e dall’aria.

I prodotti della DirectaPlus S.p.A. rappresentano una garanzia per la nostra azienda. La società ha messo a punto un processo produttivo, coperto da brevetto, che consente di produrre grafene purissimo senza utilizzare sostanze chimiche e di sviluppare numerosi materiali compositi adatti per diversi ambiti applicativi. Il Grafysorber, per l’appunto, rispecchia tutte le caratteristiche di cui la Green Holding ha bisogno in termini di efficienza, versatilità, sostenibilità e riciclabilità e riutilizzabilità.

Nell'impianto di trattamento sperimentale di Orbassano verranno trattati con i Grafysorber i diversi “streams” acquosi attualmente processati dalla piattaforma di Orbassano.

Il refluo sarà introdotto in appositi serbatoi di accumulo per poi essere pompato all'interno del reattore con Grafysorber che rimuoverà gli inquinanti presenti. Il refluo trattato e filtrato verrà infine pompato in appositi serbatoi di raccolta per le analisi di verifica.

Damiano Belli, Amministratore Delegato di Ambienthesis S.p.A., ha così commentato la sottoscrizione dell'Accordo: "Questa sperimentazione si inserisce nei programmi di Ricerca e Sviluppo che Ambienthesis sta sviluppando per l'applicazione di nuove tecnologie a basso impatto ambientale da applicare nei settori del trattamento delle acque e delle bonifiche ambientali. L'accordo con Directa Plus porterà ad uno sviluppo sinergico di prodotti e servizi che permetteranno di mettere a fattor comune le esperienze maturate al fine di poter offrire sul mercato interno ed internazionale efficaci e innovative tecnologie a servizio dell'ambiente".

Si fa riferimento al comunicato stampa:

http://www.ambienthesis.it/public/documento/attach/ath%20-%20cs%20del%2029-11-2018_partnership%20tra%20ath%20e%20directa%20plus.pdf

Fonti:

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Tue, 9 Apr 2019 17:20:13 +0000 https://www.damianobelli.it/post/458/1/directa-plus-e-ambienthesis-insieme-per-la-ricerca-sul-grafene-il-materiale-del-futuro damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Gestire i rifiuti: abbattere inquinamento e spreco per ricavarne materiali e nuova energia https://www.damianobelli.it/post/457/1/gestire-i-rifiuti-abbattere-inquinamento-e-spreco-per-ricavarne-materiali-e-nuova-energia

Perseguendo il fine ultimo dell'abbattimento dell'inquinamento ambientale e dello spreco di risorse ed energie, si registra nell'intero panorama mondiale l'intento condiviso di massimizzare il recupero e il riciclo di materiali e fonti energetiche.

"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole" ha infatti dichiarato nel merito Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni S.p.A alla conferenza in Vaticano sull'inquinamento globale[1].

La popolazione e soprattutto gli enti locali e le imprese territoriali stanno infatti facendo la propria parte nella lotta ai cambiamenti climatici e al suddetto spreco. “Alcuni indicatori sembrano segnare una traiettoria anche migliore di quanto previsto” ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in occasione di un summit sull'ambiente tenutosi lo scorso marzo[2].

Un esempio virtuoso di gestione energetica ce lo fornisce la città di Londra, che da ottobre vedrà la sua City, lo storico quartiere centrale Square Mile, soddisfare il proprio fabbisogno energetico utilizzando solo le rinnovabili[3]. Uno storico cambio di passo che permetterà alla capitale britannica di abbattere le emissioni di CO2 e allo stesso tempo di riconvertire l'energia generata dal trattamento termico dei rifiuti.

Guardando al territorio nazionale, invece, è recente la normativa che incentiva la produzione di biometano anche attraverso la conversione di impianti che attualmente producono biogas, con l'obiettivo di prolungarne il ciclo di vita. Su questa linea anche l’azione di Green Holding che sta valutando la realizzazione d’impianti a biometano e l’integrazione di nuove tecnologie per l’aumento del biometano prodotto nel sistema di depurazione delle acque reflue. S’intende incoraggiare così i territori e le imprese a coniugare la valorizzazione della frazione organica dei rifiuti e migliorare il sistema del ciclo di depurazione acque con lo sviluppo della mobilità sostenibile.

Il tutto, naturalmente, in un'ottica di promozione della pianificazione e della realizzazione di sistemi di economia circolare, per far si che i rifiuti non impattino più sull'ambiente ma anzi vengano sfruttati per una loro riconversione e un riutilizzo utile a tutta la comunità territoriale.

E' quindi un'inversione di rotta già avviata ma che deve costantemente autoalimentarsi attraverso una sinergia tra tutti gli attori territoriali, con il fine unico dell'abbattimento di ogni fattore corrosivo per l'ambiente e per le persone che lo popolano.

Damiano Belli

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Sat, 25 Aug 2018 17:52:38 +0000 https://www.damianobelli.it/post/457/1/gestire-i-rifiuti-abbattere-inquinamento-e-spreco-per-ricavarne-materiali-e-nuova-energia damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Affrontiamo le sfide con innovazione e sviluppo https://www.damianobelli.it/post/456/1/affrontiamo-le-sfide-con-innovazione-e-sviluppo

Gli indirizzi del Parlamento Europeo in merito alla gestione dei rifiuti e di recupero del territorio impongono una logica gerarchica che va dal riutilizzo allo smaltimento passando per il recupero, coerentemente con il principio di economia circolare. In quest’ambito le direttive emesse e costantemente aggiornate dall’UE riportano i requisiti da rispettare per avere una compliance normativa.

E’ convinzione del nostro gruppo che non sia sufficiente il semplice rispetto delle norme per garantire un concreto contributo al miglioramento delle performance ambientali.

In quest’ottica il Gruppo è costantemente impegnato in attività di ricerca ed innovazione che possano essere applicate nei diversi settori in cui operiamo. Dobbiamo essere in grado di anticiparne gli obiettivi, forzandoli per essere sempre quel passo pronto in avanti, non rincorrendo il semplice rispetto della norma e diventando al contempo un riferimento di mercato.

Come lo siamo, ad esempio, riuscendo a portare l'impianto di Rea Dalmine ad una riduzione di emissioni che va dal 60% al 95% rispetto ai limiti di legge. Questo termovalorizzatore, a oggi uno degli impianti di trattamento termico dei rifiuti con le emissioni più basse d'Europa, collabora con le più importanti Università italiane nella ricerca e nello sviluppo, al fine di puntare al maggior rendimento energetico minimizzando al contempo lo spreco dell'energia contenuta nei rifiuti.[1]

Altro esempio di innovazione tecnologica è la prossima realizzazione di un impianto di trigenerazione sulla piattaforma di Orbassano, che garantirà contemporaneamente l’autosufficienza energetica e un miglioramento delle performance dell’impianto di trattamento delle acque reflue.

Così come avviene attraverso la ricerca applicata al settore delle bonifiche dei terreni con l’utilizzo d’impianti mobili come il Soil Washing, già utilizzati dal nostro gruppo in una delle più importanti bonifiche a livello nazionale, che permettono un recupero di materiali riutilizzabili fino al 70 % dei volumi di terreno scavato, che altrimenti sarebbero da conferirsi in discarica, ed il loro riutilizzo nel sito di bonifica con conseguente salvaguardia delle risorse naturali provenienti da cave.

In parallelo a quanto sopra, frutto di oltre dieci anni di ricerca applicata, stiamo sviluppando, in collaborazione con enti di ricerca e universitari, tecnologie che prevedono la possibilità di recupero di materiali o la produzione di combustibili da rifiuti o utilizzabili in interventi di bonifica evitando l’asportazione dei terreni con evidenti benefici in termini di utilizzo di risorse naturali.

Riteniamo che lo sforzo di ricerca ed applicazione di performance migliorative rispetto ai limiti normativi debba essere accompagnato da una costante informazione sul ciclo di gestione dei rifiuti che permetta di comprendere che gli impianti possono essere integrati nel settore industriale della produzione senza demonizzazione da parte dell’opinione pubblica e che, ai vari livelli dal governo centrale al governo locale, il percorso debba essere costantemente aggiornato attraverso un confronto costruttivo con le imprese che operano nel settore ambientale.

Un altro tema che vorrei sottolineare è quello della necessità di operare in un regime normativo chiaro e prospettico. Tale, cioè, da permettere la pianificazione degli interventi di recupero del territorio, con una visione strategica in grado di consentire la valorizzazione delle aree inquinate attraverso strumenti urbanistici ad hoc ed eventuali agevolazioni fiscali. Il tutto per consentire il recupero di aree che altrimenti resterebbero degradate, soprattutto nel tessuto urbano, e sottratte alla collettività.

In sintesi ritengo che il percorso di ricerca e applicazione di nuove tecnologie, fondamentale per la garanzia di un sempre miglior rapporto fra collettività ed ambiente, debba essere supportato da un percorso di comunicazione che veda, ognuno con il proprio ruolo, confrontarsi amministrazioni ed impresa con una pianificazione normativa chiara, applicabile e precisa che permetta il raggiungimento dell’unico obiettivo comune per tutta la comunità, e cioè il miglioramento delle condizioni di vita delle persone nel rispetto della salvaguardia dell’ambiente.

Damiano Belli

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Sun, 19 Aug 2018 08:38:58 +0000 https://www.damianobelli.it/post/456/1/affrontiamo-le-sfide-con-innovazione-e-sviluppo damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Diventare un Paese più Green, un obbligo Internazionale https://www.damianobelli.it/post/455/1/diventare-un-paese-piu-green-un-obbligo-internazionale

Si rende sempre più necessaria un'inversione di rotta che porti le politiche degli Stati ad abbracciare un'economia circolare, più green e profittevole rispetto al vecchio paradigma che oltre ad essere dannoso per l'ambiente non garantisce più sufficienti risultati economici.

L’Accordo di Parigi, siglato nel 2015, ha visto ben 187 Paesi, tra i quali Cina e Stati Uniti, abbracciare l'adozione di programmi nazionali protesi alla gestione della crisi climatica, oltre alla consapevolezza di dover operare forti riduzioni delle emissioni di gas serra al fine di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, oltre che per cercare di non superare l’aumento di 1,5°C[1].

Naturalmente si cercano soluzioni congiunte tra la crisi climatica e quella economica, per puntare su una migliore qualità e inclusione tutelando il capitale naturale e i servizi eco-sistemici, il tutto con un'ottica di sostenibilità e supporto della ripresa economica che tenta di affacciarsi nel panorama internazionale.

"La consapevolezza delle sfide della nostra epoca, l’importanza decisiva della transizione alla green economy per affrontarle e l’impegno per le misure per attuarle devono essere criteri fondamentali per valutare le proposte politiche e valutare se siano all’altezza dei tempi o inadeguate. Lo sviluppo di una green economy è importante per cogliere le grandi potenzialità green dell’Italia e assicurare uno sviluppo sostenibile, con maggiore occupazione e un miglior benessere" ha recentemente affermato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy, in occasione della sesta edizione degli Stati Generali[2].

Un Programma congiunto con il Ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, quindi, che ha previsto dieci misure in grado di condurre l'Italia al passaggio imprenditoriale verso un Sistema di gestione circolare ecosostenibile.

Si presuppone di inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo, fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza della rete d’impianti del territorio nazionale, come tra le altre hanno già fatto le aziende del Gruppo Green Holding.

Si auspica, inoltre, di puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse recependo il Pacchetto Economia circolare e rifiuti, premiando le realtà che puntano ad una riduzione della produzione di rifiuti, e migliorando la riciclabilità dei prodotti sviluppandone allo stesso tempo il mercato. Lo stesso presidente di Legambiente Stefano Ciafani, infatti, ha dichiarato che "l’accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo approvato [...] è un importante passo avanti rispetto all’attuale quadro normativo, che accelera la transizione verso l’economia circolare in Europa"[3].

Continuare su questa strada attivando un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e multifunzionale, promuovere l’elevata qualità ecologica mediante incentivi statali alle imprese, oltre che tutelare e incrementare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come assets per la qualità del benessere e il futuro dell’economia diventano più che consigli delle vere e proprie necessità. Così come lo sono l'investire nella gestione delle acque promuovendone il riutilizzo, per assicurare una risorsa strategica, eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni.

Mi auguro, in sintesi, che ci sia un netto cambiamento culturale da parte di tutti quegli attori sociali, istituzioni, imprese e popolazioni che gestiscono un'area comune, in grado di rilanciare i nostri territori e far ripartire in maniera sostenibile e lungimirante l'economia e il welfare conseguente.

Damiano Belli

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Thu, 9 Aug 2018 11:54:42 +0000 https://www.damianobelli.it/post/455/1/diventare-un-paese-piu-green-un-obbligo-internazionale damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
L’emergenza ambientale e la necessità di un’inversione di rotta https://www.damianobelli.it/post/454/1/l-emergenza-ambientale-e-la-necessita-di-un-inversione-di-rotta

Il dibattito sull'emergenza ambientale sta fortunatamente confermandosi come centrale in tutti i summit internazionali, come ad esempio lo è stato nell'ultimo G7 tenutosi a La Malbaie in Canada gli scorsi 8 e 9 giugno.

Dal comunicato dell'incontro si legge, infatti, che "Il Canada, la Francia, la Germania, l’Italia, il Giappone, il Regno Unito e l’Unione Europea intendono riaffermare il proprio convinto impegno a implementare l’Accordo di Parigi, attraverso ambiziose azioni salvaclima. In particolare, riducendo le emissioni, stimolando l’innovazione, accrescendo la capacità di adattamento, rafforzando e finanziando la resilienza e riducendo la vulnerabilità[1]".

Gli effetti dell'inquinamento impongono sempre di più ai governi di ricercare alternative sostenibili ai nostri sistemi di produzione, distribuzione, consumo e scarto di materiali, individuando nei meccanismi di economia circolare una via tangibile a questa inversione di rotta.

Anche in termini di occupazione si prevede il sorgere di nuove professionalità in grado di progettare una conversione ecologica degli stessi ambienti lavorativi aziendali. Questi dovranno essere riformulati con una logica ecosostenibile, mediante l'utilizzo di materiali e tecnologie in grado di renderli tendenzialmente a impatto zero.

Questa relativa al quadro occupazionale è una proiezione confermata anche dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) che con il rapporto Greening with jobs – World Employment and Social Outlook 2018 ha stimato che la cosiddetta green economy genererà ventiquattro milioni di nuovi posti di lavoro, sei dei quali derivanti dall’economia circolare, intesa questa non solo come riciclo ma anche come rigenerazione e rimodulazione dei prodotti[2].

Si supera il paradigma dell’economia lineare incentrato sullo sfruttamento e l’obsolescenza predeterminata dei prodotti, e finalmente il rifiuto diventa risorsa.

Ecosostenibilità, tutela dell'ambiente, trattamento e riciclo dei materiali, impatto 0, sono tutti temi portanti di questo nuovo Sistema, che si rendono impellenti e non più procrastinabili a giudicare i segnali inviati dal nostro ambiente naturale.

Proprio per questo in Italia è lo stesso Ministero dell’Ambiente, in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione, ad affermare che i «cambiamenti climatici e la desertificazione sono interconnessi e ci riguardano molto da vicino. Un quinto del nostro Paese è a rischio desertificazione: sicuramente il Sud Italia è particolarmente vulnerabile ma ormai anche il Centro è coinvolto[3]".

Attraverso il Gruppo Green Holding posso dire che le diverse aziende nelle quali ho lavorato hanno ragionato, e ragionano tuttora, secondo quest'ottica: far parte di un ambiente e rispettarlo, ottimizzando la gestione degli scarti in materiali e fonti energetiche e investendo in ricerca e innovazione affinché le imprese con le loro strutture siano sempre più inserite nel contesto ambientale che le ospita.

Damiano Belli

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Thu, 2 Aug 2018 17:44:44 +0000 https://www.damianobelli.it/post/454/1/l-emergenza-ambientale-e-la-necessita-di-un-inversione-di-rotta damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Il comparto a Milano effervescente (+2,86%), exploit di Sias https://www.damianobelli.it/post/453/1/il-comparto-a-milano-effervescente-286-exploit-di-sias

(Teleborsa) - Forte rialzo per il settore infrastrutture e impiantistica, come peraltro atteso e anticipato dall'andamento eccellente dell'EURO STOXX Industrial Goods & Services.

Il FTSE Italia Industrial Goods & Services ha chiuso a quota 37.391,17, in aumento di 1.038,79 punti rispetto alla chiusura precedente. Intanto l'indice delle principali società europee che operano nel settore infrastrutture e impiantistica, ha terminato gli scambi a 872,42, dopo aver esordito a quota 860,56.

Nel listino principale, brilla CNH Industrial, chiudendo la seduta con un aumento del 10,63%.

Piccolo passo in avanti per Atlantia che porta a casa un misero +0,74%.

Tra le azioni del Ftse MidCap, effervescente Sias, che archivia la seduta con una performance decisamente positiva del 12,98%.

Protagonista ASTM, tra i titoli del FTSE Italia All-Share, che chiude la seduta con un rialzo del 7,26%.

Brillante rialzo per Biesse, che lievita in modo prepotente archiviando la sessione con un guadagno del 2,44%.

Tra le azioni del Ftse SmallCap, prepotente rialzo per Biancamano, che archivia la sessione con una salita bruciante del 2,51% sui valori precedenti.

Vigoroso rialzo per Saes Getters, che archivia la sessione in forte guadagno, sopravanzando i valori precedenti del 2,18%.

Balza in avanti Ambienthesis, che amplia la performance positiva con un incremento dell'1,87%. 

Articolo originale su finanza.repubblica.it

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Fri, 27 Jul 2018 17:55:38 +0000 https://www.damianobelli.it/post/453/1/il-comparto-a-milano-effervescente-286-exploit-di-sias damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Innovazione sociale e sostenibilità ambientale, un binomio vincente https://www.damianobelli.it/post/452/1/innovazione-sociale-e-sostenibilita-ambientale-un-binomio-vincente

Quando parliamo di sostenibilità ambientale non possiamo non considerare il binomio imprescindibile che questa ha con l'innovazione sociale e con una cooperazione umano-industriale in grado di minimizzarne l'impatto ambientale ed ecologico.

In termini di innovazione sociale e impatto ambientale, l'Italia si è saputa dimostrare come uno dei Paesi all'avanguardia, avendo adottato una legislazione sulle società, definite Benefit, finalizzata proprio a fornire ai datori di lavoro la possibilità di valorizzare il capitale umano come perno di una economia circolare e collaborativa. La legge vuole infatti promuovere la costituzione e favorire la diffusione di società, che nell’esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse[1].

Guardando al mercato automobilistico, ad esempio, vorrei evidenziare la Green Month Campaign della Toyota Environmental Challenge 2050, una campagna di sensibilizzazione ambientale che vede la casa automobilistica impegnata in una serie d’iniziative e partnership. In collaborazione con Treedom, per citare un esempio, Toyota contribuirà alla forestazione di un territorio bisognoso in Kenya con il duplice scopo di aiutare i contadini locali nelle zone difficili e di ridurre le emissioni di CO2[2].

Così come un altro esempio virtuoso in questi termini è rappresentato dalla Microsoft, che da poco tempo ha inaugurato il Progetto Natick, un container da spedizioni intercontinentali del tutto autosufficiente, posizionato sul fondale oceanico vicino alle Isole Orkney in Scozia. Un data center in grado di contenere di 864 server completamente alimentati da energia rinnovabile[3].

E' un chiaro segnale di come il mondo imprenditoriale si stia sempre più avvicinando a temi quali la salvaguardia dell'ambiente, la politica di impatto zero, il rispetto del territorio e delle popolazioni che ci vivono.

D'altronde, pochi giorni fa lo stesso Premier Conte nel suo discorso al Senato ha affermato che "l'azione del governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell'ambiente", sollevando la questione della cosiddetta blue economy quale creazione di un ecosistema che trasformi i rifiuti in una risorsa da riutilizzare[4].

Una linea di condotta, quindi, identica a quella che da anni portiamo avanti nel Gruppo Green Holding, puntata allo sviluppo di un sistema di gestione ambientale integrato alle strutture aziendali, al perseguimento continuo delle prestazioni ambientali attraverso l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili, alla riduzione delle emissioni inquinanti, dei consumi energetici e dello sfruttamento di materie prime[5]. Il tutto al fine di garantire un'efficace gestione di tutte le fasi riguardanti il conferimento dei rifiuti, in un'ottica di sviluppo sempre maggiore di una coscienza ambientale.

Damiano Belli

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Mon, 23 Jul 2018 17:41:56 +0000 https://www.damianobelli.it/post/452/1/innovazione-sociale-e-sostenibilita-ambientale-un-binomio-vincente damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Innovazione e ricerca: un binomio indispensabile alle aziende https://www.damianobelli.it/post/451/1/innovazione-e-ricerca-un-binomio-indispensabile-alle-aziende

Tra le società partecipate del Gruppo Green Holding vorrei citare il caso di Ambienthesis per la sua attenzione nelle innovazioni, dal momento che oltre alle tecniche classiche effettua operativamente una continua ricerca sulle nuove tecnologie e metodologie d'intervento.

Proprio la mission della società, infatti, pone l'accento sulla capacità d'innovazione tecnologica e sull'approccio sistemico ai servizi in campo ambientale, per una ricerca di un modello imprenditoriale basato sul miglioramento della qualità ambientale e della vita che in essa è ospitata.[1]

E' indubbio che per raggiungere e realizzare gli standard qualitativi che muovono le direttive europee sull'inquinamento ambientale bisogna che un'azienda sia sempre aggiornata sulle tecnologie utilizzate per strutture, macchinari e metodi d'intervento. Se possibile anticipandole, facendo continua ricerca sul campo e testando via via le soluzioni che risultano più rispettose nei confronti del territorio.

Stimolare la ricerca può voler dire anche la predisposizione di borse di studio come ad esempio fa il nostro Gruppo con il Premio Ambiente e Territorio in memoria di Giuseppe Grossi. Un premio che assegna tre borse di studio da 1.000€ l'una ai più meritevoli studenti di Orbassano che abbiano discusso tesi di laurea sull'ambiente, la salvaguardia e la tutela del territorio.[2] Un premio che lo scorso anno, ad esempio, è stato vinto da Daniele Sassone che con il suo lavoro Development of homogeneous metal catalysts for electrochemical reduction of CO2 ha trattato la possibilità di riconvertire una sostanza gassosa di scarto, come la CO2, in un combustibile riutilizzabile a scopi energetici.

"Un lavoro di ricerca così ben condotto in laboratorio deve essere incentivato, affinché il processo possa perfezionarsi ed evolversi in una metodica di reale utilizzo a livello industriale" si legge sulla scheda di valutazione che riporta un 10/10 in graduatoria.

Un'azienda concentrata sulla continua innovazione dei suoi processi investe in maniera lungimirante, in realtà, anche sul suo futuro. Riducendo i prossimi costi d’intervento, programmando modelli più ecosostenibili che quindi verranno premiati dal risparmio di energie e dalla messa in regola all'interno delle normative vigenti.

Lo sa bene anche Legambiente, che con il Premio Innovazione Amica dell'Ambiente rende merito ogni anno alle realtà imprenditoriali che hanno messo a punto innovazioni di prodotto, di processo, di servizi, di sistema, tecnologiche e gestionali nel segno della sostenibilità ambientale. "Oggi premiamo innovazione industriale, servizi, comunità energetiche e prodotti, siamo in una fase di grandi cambiamenti in cui il desiderio di investire sulla sostenibilità ambientale appare irrinunciabile e, soprattutto, trasversale a più settori" ha affermato il direttore generale Stefano Ciafani al riguardo.[3]

Perché investire sulla sostenibilità aziendale vuol dire anche investire sulla ricerca, su un'innovazione sempre un passo avanti alla norma protesa verso il rispetto e la salvaguardia di un'ambiente che non possiamo più permetterci di ignorare.

Damiano Belli

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Tue, 17 Jul 2018 18:29:35 +0000 https://www.damianobelli.it/post/451/1/innovazione-e-ricerca-un-binomio-indispensabile-alle-aziende damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Costruire una partnership per la tutela del territorio: Green Holding vola negli Emirati Arabi https://www.damianobelli.it/post/450/1/costruire-una-partnership-per-la-tutela-del-territorio-green-holding-vola-negli-emirati-arabi

Come Gruppo Green Holding abbiamo sempre cercato di lavorare intessendo relazioni con i vari attori territoriali, stabilendo partnership che portassero alle aree interessate un beneficio tangibile in termini di miglioramento del servizio di gestione dei rifiuti urbani, ponessero le basi per un moderno sistema di trattamento rifiuti industriali e sviluppassero le attività di bonifica del territorio.

E' per questo motivo che lo scorso 25 giugno Ambienthesis S.p.A., leader in Italia nelle attività di soil & water remediation e nel waste management, ha sottoscritto un Memorandum of Understanding con Bee'ah Sharjah Environment Co. LLC, società al top negli Emirati Arabi Uniti nell'ambito della raccolta, separazione, recupero, riciclaggio e smaltimento di rifiuti urbani speciali[1].

E' un'impresa all'avanguardia, dotata delle migliori tecnologie disponibili sul territorio in grado di garantire il massimo dell'efficienza in relazione alla tutela e alla salvaguardia dell'ambiente sviluppando altresì impianti di produzione da energie rinnovabili ne propri siti.

Prevediamo, infatti, che ci possano essere sempre più future collaborazioni e condivisioni di know-how e tecnologie allo scopo di sviluppare iniziative comuni negli Emirati Arabi Uniti, nel Medio Oriente e in Europa, tanto nei settori del waste managemente del waste to energy, quanto in quello delle bonifiche dei suoli e delle acque.

Stiamo parlando di una società che nasce nel 2007 con il raggiungimento di un futuro ecosostenibile ben stampato nella mission, e che da quel giorno ha registrato una delle più rapide crescite del quadro imprenditoriale mediorientale. Sin dal principio, infatti, Bee'ah ha focalizzato la propria attività sull'innovazione, raggiungendo importanti risultati e diventando il traino del cambiamento in tutta la regione.

Attraverso il perseguimento di pratiche rivoluzionarie nel settore ambientale, un approccio a 360 gradi rispetto la gestione dei rifiuti, l'implementazione di strategie di sostenibilità per le risorse chiave e l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili, nonché la promozione di iniziative finalizzate al coinvolgimento delle comunità, Bee'ah intende quindi affermarsi come un attore consapevole e virtuoso per le città e i territori nei confronti della sostenibilità ambientale.

Una società, quindi, che persegue gli stessi obiettivi mediante le medesime modalità di Ambienthesis, e delle altre aziende controllate dal Gruppo Green Holding, a testimonianza di una visione del mondo e del lavoro che a nostro parere è imprescindibile dalla continua attenzione nei confronti dell'ambiente e degli esseri viventi che vi abitano. Perseguire questi obiettivi seguendo, e anzi se possibile anticipando le evoluzioni normative mediante la continua ricerca e sviluppo dell'innovazione tecnologica, in un’inarrestabile rincorsa all'ottimizzazione e al miglioramento di tutti quei processi in grado di rendere il mondo imprenditoriale il traino nei confronti delle istituzioni e della popolazione.

Partendo da questa comune visione siamo certi che la partnership con Bee’ah porterà allo sviluppo di progetti tecnologicamente avanzati che potranno diventare modelli di riferimento per proposte congiunte in altri Paesi.

Damiano Belli


[1] https://www.trend-online.com/ansa/ambienthesisnuovo-mou-con-bee-ah-sharjah-environment--314241/

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Mon, 9 Jul 2018 18:35:17 +0000 https://www.damianobelli.it/post/450/1/costruire-una-partnership-per-la-tutela-del-territorio-green-holding-vola-negli-emirati-arabi damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Le bonifiche ambientali hanno un ruolo centrale nei programmi di salvaguardia dell’ambiente https://www.damianobelli.it/post/449/1/le-bonifiche-ambientali-hanno-un-ruolo-centrale-nei-programmi-di-salvaguardia-dell-ambiente

Nonostante i cambiamenti politici, il ruolo dell'economia circolare in tema di salvaguardia dell'ambiente rimane centrale all'interno dei programmi, nazionali e non.

Il nuovo esecutivo, nella persona del ministro dell'Ambiente Sergio Costa, ha già affermato che l'azione politica non potrà prescindere dalla Strategia Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile, documento sottoscritto dal Cipe lo scorso dicembre che declina a livello nazionale gli obiettivi dell’Agenda 2030, approvata dalle Nazioni Unite nel 2015.[1]

La lotta al dissesto idrogeologico, l'annullamento dello spreco del suolo, le bonifiche dei siti inquinati, oltre che la lotta ai cambiamenti climatici, la revisione degli ecoreati, il miglioramento della mobilità sostenibile, risultano tutti obiettivi in linea con quanto enunciato dalla Comunità Europea in tema di ecosostenibilità.

Bisogna mirare alla salvaguardia della biodiversità attraverso una gestione sostenibile delle risorse naturali, preservare il paesaggio favorendo al contempo la nascita di comunità. Incrementando alla stessa misura la ricerca e le innovazioni sostenibili, con la garanzia di favorire occupazione e soprattutto sensibilità nei confronti del territorio, del suo recupero e della sua conservazione.

Avendo lavorato per diversi anni nel campo delle bonifiche ambientali so bene cosa vuol dire riabilitare un'area e darle una nuova potenzialità, un nuovo uso. Significa eliminare tutti i fattori inquinanti nei confronti del territorio per permetterle nuovamente di generare del valore aggiunto. Rendendola sicura, produttiva, e soprattutto assolutamente non nociva per l'ambiente e le persone intorno. E' importante allora che si faccia informazione circa le bonifiche ambientali e i loro sviluppi.

Questo è avvenuto, citando un caso, a metà dello scorso maggio in occasione dell'undicesima edizione di Fare i Conti con l'Ambiente, festival ospitato a Ravenna. Tre giorni di informazione, approfondimenti, mostre e spiegazioni delle nuove tecnologie e dei processi industriali hanno rappresentato un punto d'incontro e di dibattito tra università, enti, aziende, imprenditori e mondo della ricerca.[2] E' sicuramente un esempio di come un territorio si può compattare attorno al delicato tema dell'ambiente, e confrontarsi per raggiungere dei programmi comuni a tutti gli attori sociali che lo vivono.

E' quindi possibile creare consapevolezza intorno al problema, e dotare tutti gli attori territoriali, siano essi bambini o rappresentanti di istituzioni, degli strumenti adatti ad affrontarlo in maniera corretta e il più possibile rispettosa dell'ambiente che li circonda.

Damiano Belli

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Mon, 2 Jul 2018 18:48:26 +0000 https://www.damianobelli.it/post/449/1/le-bonifiche-ambientali-hanno-un-ruolo-centrale-nei-programmi-di-salvaguardia-dell-ambiente damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
La raccolta differenziata: una virtù non espressa a pieno https://www.damianobelli.it/post/448/1/la-raccolta-differenziata-una-virtu-non-espressa-a-pieno

Uno dei problemi che dobbiamo essere in grado di affrontare è l’effettiva capacità di individuare un percorso industriale virtuoso ai materiali che recuperiamo dalla raccolta differenziata.

E' una notizia abbastanza recente, infatti, quella che vede la Cina, finora il maggior Paese importatore al mondo di materiale da riciclo, bloccare il flusso di rifiuti di bassa qualità con un contenuto di scarto superiore allo 0,3% per l'Europa.[1]

Il Governo di Pechino ha infatti comunicato all'Organizzazione Mondiale del Commercio che la raccolta che eseguono all'interno dei loro confini sarà necessaria a soddisfare tutta la domanda di mercato, e che quindi non saranno più disposti ad inquinare il loro Sistema con scarti provenienti dall'estero.

Il dato che ci vede tra i più virtuosi d'Europa, in questo senso, rischia di essere totalmente inutile. Come Italia siamo infatti il Paese dell'UE che ricicla più del doppio della media (più del 76%, a fronte di un valore medio europeo attorno al 37%[2]), ma persiste la drammatica carenza di impianti di trattamento nel Centro-Sud: “Oggi l’organico differenziato di Roma o dei comuni virtuosi della Campania e della Puglia viene inviato in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia con costi clamorosi per i cittadini, inquinamento (perché i rifiuti viaggiano su gomma) e con dispendio inutile di risorse che potrebbero invece essere utilizzate per realizzare gli impianti nel Centro-sud“ ha infatti affermato Stefano Ciafani, attuale presidente di Legambiente.[3]

La Cina ha bloccato l'importazione di materie prime secondarie, ma la capacità riattiva è stata spinta al punto che mancano gli impianti per il riciclo. E' stata portata avanti una politica che ha permesso di spingere maggiormente sulla fase del recupero senza pensare che bisognava anteporre la necessità di disporre di tutta una serie di impianti in grado di lavorare queste materie recuperate. L'accelerare sul recupero sempre maggiore all'interno di un Sistema Industriale più orientato alla produzione di qualità, quindi, non è stata una scelta morigerata.

Dal canto mio ritengo estremamente condivisibili, a questo riguardo, le parole di Massimo Medugno, direttore di Assocarta, quando afferma che "l’Italia e l’Europa devono pensare a fare una politica industriale sul riciclo: non basta raccogliere la carta, bisogna farlo meglio e bisogna chiudere il cerchio costruendo gli impianti per smaltire gli scarti da riciclo".[4]

Chiudere il cerchio nel senso di terminare la filiera, dalla produzione al recupero, che ci permetterebbe di acquisire sempre più autosufficienza dal punto di vista nazionale, premiando allo stesso tempo cittadini e economie che lavorano in questa direzione.

Damiano Belli

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Sun, 24 Jun 2018 15:44:15 +0000 https://www.damianobelli.it/post/448/1/la-raccolta-differenziata-una-virtu-non-espressa-a-pieno damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)
Il problema amianto e la necessità di programmare bonifiche di risanamento ambientale https://www.damianobelli.it/post/444/1/il-problema-amianto-e-la-necessita-di-programmare-bonifiche-di-risanamento-ambientale

Come amministratore delegato di Ambienthesis S.p.A. posso affermare che tra le operazioni di risanamento ambientale più urgenti e prioritarie si collocano molto probabilmente le bonifiche delle aree inquinate da amianto.

Secondo le cifre diffuse da Legambiente nel suo ultimo dossier Liberi dall’amianto? I ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche[1] datato aprile 2018, l’Italia è in fortissimo ritardo nell’applicazione di una legge, la 257 del 1992, che ormai giunge ai suoi 26 anni di esistenza. Sono state ad oggi censite 370mila strutture dove è presente amianto, di cui 50.744 sono edifici pubblici, 214.469 edifici privati  e 20.296 siti industriali. Si registrano ancora gravi ritardi su piani regionali amianto (PRA), attività di censimento e mappatura, e soprattutto bonifiche.[2]

A queste si aggiungono oltre 10 Siti di Interesse Nazionale (SIN) con problematiche connesse al rischio amianto.

«Il vero problema dell’amianto sono le discariche. Pochissime, quasi complete, o in perenne attesa di autorizzazione all’apertura. Così, per gli enti e i privati che intendono avviare opere di bonifica, resta solo una strada: portare i resti in Germania, con costi elevatissimi, e spesso non sostenibili, come si può immaginare» ha affermato Bruno Pesenti, responsabile del Dipartimento prevenzione medica dell’Ats, Agenzia di tutela della salute, ex Asl di Bergamo[3].

Considerato che il costo di smaltimento dei materiali contenenti amianto costituisce mediamente il 50% dei costi di intervento di bonifica, sicuramente una pianificazione delle esigenze di smaltimento, a livello quantomeno regionale, permetterebbe l’esecuzione degli interventi con un contenimento dei costi. E di conseguenza favorirebbe la realizzazione di un maggior numero d’interventi per una maggiore salvaguardia dei territori.

Nonostante tanti dati negativi si avverte una leggera presa di coscienza del problema da parte di un numero sempre maggiore di attori, un tentativo, questo, di dettare le esigenze di smaltimento che però non trova concretezza nel percorso autorizzativo dei nuovi impianti.

Ambienthesis S.p.A, dal canto suo, è una delle maggiori società italiane ad occuparsi di bonifica da amianto e lane minerali. La bonifica d’impianti produttivi dismessi (quali ad esempio acciaierie, zuccherifici ed impianti chimici) è condotta applicando tecnologie e know-how frutto di una ventennale esperienza nel settore.

Il tutto per fornire il territorio di tutte quelle misure necessarie a debellare un problema che nel nostro Paese è stato per troppo tempo sottovalutato, e che ha portato e porta tuttora a gravissime conseguenze di salute e nei confronti dell'ambiente.

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Sat, 23 Jun 2018 11:00:00 +0000 https://www.damianobelli.it/post/444/1/il-problema-amianto-e-la-necessita-di-programmare-bonifiche-di-risanamento-ambientale damianbelligh@gmail.com (Damiano Belli)