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30 luglio, 2020

Discariche: imparare dal passato per un nuovo futuro

Mercoledì 1° luglio, grazie a Confindustria Cisambiente, ed Envi, si è svolto il primo incontro online della serie «I mercoledì dell’ambiente», nei quali ogni settimana viene trattato un argomento che riguarda la Green Economy e le nuove strategie per battere con sempre maggiore decisione la strada della circolarità e della sostenibilità.

In questo primo appuntamento ho avuto il piacere di essere invitato, come Amministratore Delegato di Ambienthesis S.p.A., per parlare di discariche, bonifiche ambientali e dialogare su questo tema con eminenti personalità impegnate nel settore: il Generale Giuseppe Vadalà (Alto Commissario per le Bonifiche delle Discariche Abusive), Fabrizio D’Epiro (direttore generale di DECO S.p.A.) e i senatori Paolo Arrigoni e Andrea Ferrazzi. L’incontro è stato moderato da Maurizio Bongioanni di Envi.info e introdotto da Lucia Leonessi, Direttore Generale di Confindustria Cisambiente, che ha fortemente promosso la nascita di questa iniziativa.

Perché proprio le discariche come primo tema per questo ciclo di approfondimenti sull’ambiente? Senz’altro perché, sebbene siano un argomento spinoso e non privo di pregiudizi, rivestono un ruolo significativo nel comprendere l’intero ciclo della gestione dei rifiuti oltre a rivestire un ruolo fondamentale per garantire coerenza con il perseguimento degli ambiziosi obiettivi europei.

Nell’economia lineare (take-make-use-dispose) la discarica è sempre stata concepita come il punto di arrivo naturale per il prodotto una volta giunto alla fine della sua vita, motivo per cui le discariche, intese in questo senso, sono diventate nell’immaginario collettivo il simbolo di tutto ciò che è “spreco”, “detrimento ambientale”, e così via. Sebbene ciò non possa apparire del tutto fuori luogo, limitarsi a una visione di questo tipo risulta non solo poco utile in termini di visione futura, ma anche superficiale e parziale, non tenendo minimamente conto della situazione di fatto.

Ad oggi la discarica non può essere ancora esclusa, poiché nonostante si cerchi in tutti i modi di riciclare il più possibile e di dare forza propulsiva, come è sacrosanto, alle famose “tre R” (Riduzione, Riuso, Riciclo), non siamo ancora in grado di non generare una certa quantità di materiale di scarto, seppur minimo, che deve trovare collocazione in discarica.

In questi ultimi anni è stato fatto senz’altro molto, come ha ricordato il Generale Vadalà, ripercorrendo la storia delle discariche in Italia: dal periodo di maggiore proliferazione, negli anni ’70/’80, dove purtoppo si abbinava allo scarico abusivo dei rifiuti, letteralmente gettati dalla cima delle colline nei greti dei fiumi senza alcuna accortezza, nessuna impermeabilizzazione finendo così per inquinare le falde acquifere e i terreni circostanti; alla gestione criminale dei RSU (rifiuti solidi urbani) che venivano illegalmente tombati. Gran parte delle discariche oggi indicate come da bonificare, tra l’altro, furono “autorizzate” legalmente senza che ci fossero però le condizioni affinché potessero essere gestite in modo sicuro e corretto (oppure, in alcuni casi, gestite in modo non coerente rispetto alle autorizzazioni ricevute). L’apertura apparentemente indiscriminata di questi siti non solo, quindi, ha portato a pensare ad essi come a qualcosa di totalmente sbagliato, ma anche a farci trovare nella situazione di dover pagare decine di milioni di euro di multa quando, nel 2014, con la seconda sentenza europea, sono state dichiarate fuori legge ben 200 discariche. Per fortuna, grazie all’importante lavoro dellaa Struttura del Generale Vadalà si sta portando a compimento il risanamento di questi siti .

C’è anche una faccia “moderna” dello scarico abusivo è il fenomeno dei roghi, dietro il quale molto spesso si cela la mano della criminalità, che ha interesse nel business dello smaltimento. Purtroppo come avverte il Generale Vadalà non è un luogo comune quello secondo cui sulle bonifiche, sulla messa in sicurezza e sullo smaltimento dei rifiuti si allunghi la presenza di un’ombra, di una zona grigia in mano alla criminalità, ma questo deve solo spingerci ancora di più ad individuare operatori qualificati attraverso anche rating di legalità che possano contribuire in modo serio alla realizzazione delle infrastrutture ecologiche del paese. E’ necessario iniziare a rivoluzionare il nostro modo di pensare: dobbiamo essere consapevoli che non si può ancora fare a meno delle discariche per la quota residuale dei rifiuti non recuperabilie quindi bisogna iniziare a pensare seriamente alla sua gestione non solo mentre è in attività e quindi mentre garantisce un profitto, ma anche e soprattutto una volta che il volume di conferimento è stato raggiunto: ossia quando la discarica inizia a dover essere gestita nella sua fase post-mortem.

Molte delle discariche a cui ha fatto riferimento il Generale, infatti, sono state realizzate da soggetti imprenditoriali che già in partenza avevano, probabilmente, un ambito temporale che non contemplava la valutazione del periodo di gestione post mortem. Questo deve insegnarci, per il futuro, un punto a mio avviso importante: se nel percorso di autorizzazione è di fondamentale importanza la valutazione tecnica, varrebbe però anche la pena prendere in considerazione altri parametri, quali la solidità e la capacità finanziarie del soggetto proponente proprio in vista della delicatissima e importantissima fase post-gestione.

Il soggetto imprenditoriale, dunque, oltre ad avere un necessario rating di legalità dovrebbe averne anche uno finanziario che sia in grado di garantire alla comunità una garanzia di gestione oltre il periodo di vita utile della discarica così da non gravare il rischio di far ricadere sulla comunità un onere passivo.

Esistono modalità di gestione corretta di impianti delicati come le discarica garantendo sia il soggetto pubblico sia il soggetto privato con l’introduzione di nuovi meccanismi quale, secondo la mia proposta, mutuando quanto applicato in altri paesi come la Gran Bretagna l’introduzione di un escrow fund in luogo delle attuali fidejussioni assicurative.

Il meccanismo è semplice. Il gestore versa fisicamente su un conto vincolato al solo utilizzo della gestione post mortem, e nel caso di inerzia del gestore della pubblica amministrazione, la quota di prezzo incassato afferente la gestione post mortem in luogo delle fedejussioni a copertura di tale garanzia rilasciate, in alcuni ma significativi casi, da soggetti che risultano insolventi al momento della potenziale escussione.

A volte le cose semplici funzionano.

Come necessaria appare una sburocratizzazione di molti processi, poiché le aziende hanno bisogno di tempi certi: un piano d’impresa si fa in un dato periodo e risponde alle richieste del mercato di quel periodo. Se ci sono tempi infiniti, se ci sono punti oscuri nella burocrazia quel business plan sarà invalidato.

Perciò, fermo restando che la politica sta recependo le norme europee con atteggiamento compatto e unito (sono già stati discussi e approvati all’unanimità i punti 166 e 167 su RAE – rifiuti elettronici – e veicoli fuori uso), quello che dovrebbe tenere come punto fermo per l’agire futuro è questo: più pragmatismo (non solo amministrativo ma reale!) e meno burocrazia. Un approccio di questo tipo, abbinato all’investimento nella tecnica e nella scienza, con la consapevolezza che l’innovazione è la chiave per l’ottimizzazione e il miglioramento della gestione dei rifiuti in ottica di sostenibilità, è quello corretto per dimostrare che l’Economia Circolare non è più considerata come un’opzione da poter o meno scegliere, ma la via maestra che tutti insieme dobbiamo percorrere.

Damiano Belli