3882 Damiano Belli Articoli
24 giugno, 2018

La raccolta differenziata: una virtù non espressa a pieno

Uno dei problemi che dobbiamo essere in grado di affrontare è l’effettiva capacità di individuare un percorso industriale virtuoso ai materiali che recuperiamo dalla raccolta differenziata.

E' una notizia abbastanza recente, infatti, quella che vede la Cina, finora il maggior Paese importatore al mondo di materiale da riciclo, bloccare il flusso di rifiuti di bassa qualità con un contenuto di scarto superiore allo 0,3% per l'Europa.[1]

Il Governo di Pechino ha infatti comunicato all'Organizzazione Mondiale del Commercio che la raccolta che eseguono all'interno dei loro confini sarà necessaria a soddisfare tutta la domanda di mercato, e che quindi non saranno più disposti ad inquinare il loro Sistema con scarti provenienti dall'estero.

Il dato che ci vede tra i più virtuosi d'Europa, in questo senso, rischia di essere totalmente inutile. Come Italia siamo infatti il Paese dell'UE che ricicla più del doppio della media (più del 76%, a fronte di un valore medio europeo attorno al 37%[2]), ma persiste la drammatica carenza di impianti di trattamento nel Centro-Sud: “Oggi l’organico differenziato di Roma o dei comuni virtuosi della Campania e della Puglia viene inviato in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia con costi clamorosi per i cittadini, inquinamento (perché i rifiuti viaggiano su gomma) e con dispendio inutile di risorse che potrebbero invece essere utilizzate per realizzare gli impianti nel Centro-sud“ ha infatti affermato Stefano Ciafani, attuale presidente di Legambiente.[3]

La Cina ha bloccato l'importazione di materie prime secondarie, ma la capacità riattiva è stata spinta al punto che mancano gli impianti per il riciclo. E' stata portata avanti una politica che ha permesso di spingere maggiormente sulla fase del recupero senza pensare che bisognava anteporre la necessità di disporre di tutta una serie di impianti in grado di lavorare queste materie recuperate. L'accelerare sul recupero sempre maggiore all'interno di un Sistema Industriale più orientato alla produzione di qualità, quindi, non è stata una scelta morigerata.

Dal canto mio ritengo estremamente condivisibili, a questo riguardo, le parole di Massimo Medugno, direttore di Assocarta, quando afferma che "l’Italia e l’Europa devono pensare a fare una politica industriale sul riciclo: non basta raccogliere la carta, bisogna farlo meglio e bisogna chiudere il cerchio costruendo gli impianti per smaltire gli scarti da riciclo".[4]

Chiudere il cerchio nel senso di terminare la filiera, dalla produzione al recupero, che ci permetterebbe di acquisire sempre più autosufficienza dal punto di vista nazionale, premiando allo stesso tempo cittadini e economie che lavorano in questa direzione.

Damiano Belli