225 Damiano Belli Articoli
29 aprile, 2019

Gli impianti mobili

La caratteristica che contraddistingue gli impianti mobili è rappresentata, ovviamente, dalla struttura tecnologica unica o, all'evenienza, da un assemblaggio di strutture modulari abili al trasporto e all'installazione in un determinato sito per l'attuazione di campagne temporanee di intervento.

La procedura ordinaria per autorizzare gli impianti mobili di smaltimento e recupero di rifiuti è disciplinata dall'articolo 208, c. 15, del T.U.A, e riporta quanto segue: "Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l’acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ed esclusi i casi in cui si provveda alla sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale, l’interessato, almeno sessanta giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, nonché l’ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica".

In questa grande categoria non rientrano gli impianti di disidratazione dei fanghi provenienti dai siti di depurazione. Sono invece inclusi gli impianti mobili per la macinatura, vagliatura e deferrizzazione dei materiali inerti derivati da demolizioni o cantieri edili.

Lo stesso articolo 208 disciplina, poi, la responsabilità di ottenimento delle autorizzazioni a chi dispone dell’impianto attribuendo in capo al titolare dell’autorizzazione la comunicazione della campagna di attività alle autorità competenti con un preavviso di almeno 60 giorni dall’inizio delle attività.

Dopo questo excursus burocratico e di modalità d'uso di tali impianti, vorrei quindi elencarne i vantaggi e spiegare come mai Ambienthesis Spa, società del Gruppo Green Holding, si è dotata negli anni di impianti mobili modulari con l'autorizzazione al trattamento dei rifiuti solidi e liquidi.

Parliamo di impianti capaci di effettuare interventi di risanamento on site, e cioè nei siti stessi dove si è prodotta la contaminazione contribuendo ad abbattere l'impatto ambientale, aumentando il materiale riutilizzabile in sito e riducendo il quantitativo di rifiuto avviato a smaltimento con un beneficio complessivo anche in termini di minor emissioni di CO2 dovuta alla significativa riduzione dei mezzi di trasporti utilizzati per l’avvio all’esterno dell’area di intervento dei rifiuti.

Questa pratica è applicabile per tutte le situazioni nelle quali il trasporto dei rifiuti comporterebbe un trasferimento oneroso per i soggetti obbligati al trattamento dei rifiuti.

In questo solco va anche la Regione Sicilia, dove recentemente è stato emesso un avviso pubblico volto a "favorire la partecipazione e consultazione del maggior numero di operatori economici attivi in ambito nazionale e internazionale, che siano disponibili ad installare, su siti individuati dagli stessi o in collaborazione con le Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) ricadenti nel territorio, impianti mobili per il trattamento della frazione umida compostabile". La firma è del dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione Salvatore Cocina, con l'obiettivo di limitare l’esportazione dei rifiuti ed, in linea con i principi di prossimità prevista dalla normativa ambientale, aumentare la capacità di trattamento locale implementando così anche l’utilizzo dei rifiuti trattati per il recupero energetico ed il recupero dei materiali. Il fine ultimo, come si evince dall'avviso, è quello di "ridurre la quantificazione dei rifiuti prodotti, nonché ottimizzare la raccolta, compresa la differenziata". È una chiamata all'intervento mobile di realtà esterne che "si rende oggi necessaria per sostenere le Srr e sopperire alla carenza delle necessarie iniziative da parte delle stesse nello svolgimento dei compiti assegnati dalla legge di programmazione e realizzazione degli impianti e nelle more della realizzazione degli impianti pubblici in programma e di quelli privati autorizzati o in corso”.

Questo caso ci mostra come l'applicazione sul territorio di impianti di trattamento mobili possa offrire una serie di benefici e può contribuire al miglioramento complessivo dell’impronta ambientale del sistema di trattamento e recupero rifiuti.

Per questi motivi Ambienthesis Spa si è dotata di impianti idonei al trattamento chimico-fisico (D9) di rifiuti liquidi pericolosi e non, con una capacità di gestione di oltre 800.000 mc annui; così come di impianti di recupero e trattamento di rifiuti solidi pericolosi e non quali impianti di lavaggio per terreni (D9), il ricondizionamento preliminare (D14) e il riciclo/recupero (R5) o ECO 2000, un impianto di inertizzazione rifiuti solidi speciali pericolosi o anche impianti di frantumazione e vagliatura.

La capacità di trattamento dei gli impianti mobili di trattamento rifiuti di Ambienthesis è di oltre 900.000 tonnellate per anno.

Se l’utilizzo di tali impianti può permettere i benefici ambientali richiamati ci auguriamo che l’operatività di alcuni di essi possa non essere inficiata dalla necessità di approvazione dei decreti “End of Waste” che attualmente ne limiterebbero l’utilizzo con un significativo danno per l’ambiente nel suo complesso.

Damiano Belli