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9 agosto, 2018

Diventare un Paese più Green, un obbligo Internazionale

Si rende sempre più necessaria un'inversione di rotta che porti le politiche degli Stati ad abbracciare un'economia circolare, più green e profittevole rispetto al vecchio paradigma che oltre ad essere dannoso per l'ambiente non garantisce più sufficienti risultati economici.

L’Accordo di Parigi, siglato nel 2015, ha visto ben 187 Paesi, tra i quali Cina e Stati Uniti, abbracciare l'adozione di programmi nazionali protesi alla gestione della crisi climatica, oltre alla consapevolezza di dover operare forti riduzioni delle emissioni di gas serra al fine di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, oltre che per cercare di non superare l’aumento di 1,5°C[1].

Naturalmente si cercano soluzioni congiunte tra la crisi climatica e quella economica, per puntare su una migliore qualità e inclusione tutelando il capitale naturale e i servizi eco-sistemici, il tutto con un'ottica di sostenibilità e supporto della ripresa economica che tenta di affacciarsi nel panorama internazionale.

"La consapevolezza delle sfide della nostra epoca, l’importanza decisiva della transizione alla green economy per affrontarle e l’impegno per le misure per attuarle devono essere criteri fondamentali per valutare le proposte politiche e valutare se siano all’altezza dei tempi o inadeguate. Lo sviluppo di una green economy è importante per cogliere le grandi potenzialità green dell’Italia e assicurare uno sviluppo sostenibile, con maggiore occupazione e un miglior benessere" ha recentemente affermato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy, in occasione della sesta edizione degli Stati Generali[2].

Un Programma congiunto con il Ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, quindi, che ha previsto dieci misure in grado di condurre l'Italia al passaggio imprenditoriale verso un Sistema di gestione circolare ecosostenibile.

Si presuppone di inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo, fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza della rete d’impianti del territorio nazionale, come tra le altre hanno già fatto le aziende del Gruppo Green Holding.

Si auspica, inoltre, di puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse recependo il Pacchetto Economia circolare e rifiuti, premiando le realtà che puntano ad una riduzione della produzione di rifiuti, e migliorando la riciclabilità dei prodotti sviluppandone allo stesso tempo il mercato. Lo stesso presidente di Legambiente Stefano Ciafani, infatti, ha dichiarato che "l’accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo approvato [...] è un importante passo avanti rispetto all’attuale quadro normativo, che accelera la transizione verso l’economia circolare in Europa"[3].

Continuare su questa strada attivando un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e multifunzionale, promuovere l’elevata qualità ecologica mediante incentivi statali alle imprese, oltre che tutelare e incrementare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come assets per la qualità del benessere e il futuro dell’economia diventano più che consigli delle vere e proprie necessità. Così come lo sono l'investire nella gestione delle acque promuovendone il riutilizzo, per assicurare una risorsa strategica, eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni.

Mi auguro, in sintesi, che ci sia un netto cambiamento culturale da parte di tutti quegli attori sociali, istituzioni, imprese e popolazioni che gestiscono un'area comune, in grado di rilanciare i nostri territori e far ripartire in maniera sostenibile e lungimirante l'economia e il welfare conseguente.

Damiano Belli